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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Bibi-Eisenkot, il bivio d’Israele: guerra senza fine o diplomazia

Aluf Benn racconta il confronto tra i due uomini e il difficile scenario politico di Israele, senza prevedere cambiamenti immediati nei rapporti con i palestinesi.

La contrapposizione tra Bibi ed Eisenkot viene descritta come una scelta tra due direzioni opposte: il protrarsi della guerra o la ricerca di una soluzione diplomatica. Aluf Benn, direttore di Haaretz, avverte però che anche un’eventuale vittoria dell’opposizione non produrrebbe automaticamente una svolta nei rapporti con i palestinesi.

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Una sfida che divide Israele

Il confronto tra i due leader assume così il valore di una sorta di referendum sul futuro del Paese. Da una parte c’è l’ipotesi di una guerra destinata a continuare, dall’altra la prospettiva di affidarsi alla diplomazia.

Benn sottolinea comunque le profonde differenze tra Bibi ed Eisenkot. La distanza tra i due uomini, secondo il direttore, è evidente, ma non basta da sola a garantire un rapido cambiamento della politica israeliana.


Haaretz sotto pressione

Benn guida Haaretz in una fase particolarmente difficile per il giornale. Negli ultimi quattro anni, la testata si è trovata al centro dello scontro con il governo, che ha esercitato pressioni attraverso iniziative giudiziarie e attacchi sul piano economico.

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Il quotidiano viene letto da una parte limitata dell’opinione pubblica israeliana, anche perché è considerato troppo progressista rispetto a un Paese sempre più orientato a destra. Nonostante questa platea ridotta, Haaretz conserva un peso rilevante nel dibattito pubblico.


Nessuna svolta immediata

L’eventuale successo dell’opposizione, spiega Benn, non dovrebbe essere interpretato come l’inizio immediato di una nuova fase nei rapporti con i palestinesi. Il cambio di leadership potrebbe modificare il confronto politico, ma non produrrebbe necessariamente risultati rapidi sul terreno diplomatico.

Per questo la sfida tra Bibi ed Eisenkot resta aperta su due livelli: riguarda sia la direzione da imprimere alla guerra sia la possibilità di avviare un percorso diplomatico. È proprio questa alternativa a trasformare il confronto in un passaggio decisivo per Israele.

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