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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Privacy, il sondaggio che divide: nomine e accuse incrociate

Stefano Gazzella contesta a Nicola Bernardi una presunta candidatura costruita criticando l’Autorità, mentre un apprezzamento di Agostino Ghiglia riaccende il caso.

La futura composizione del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali è già al centro di uno scontro. Da una parte c’è Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, accusato di utilizzare le critiche all’Autorità per costruirsi una candidatura; dall’altra Stefano Gazzella, ex delegato provinciale dell’associazione a Gorizia, che contesta tanto il merito quanto il metodo della sua iniziativa sulla trasparenza.

Al centro della disputa c’è un sondaggio al quale hanno partecipato 1.164 esperti: l’81,9% ha chiesto che nel Collegio non siedano politici o militanti di partito e che i futuri componenti possiedano competenze giuridiche e informatiche. La discussione arriva mentre, per luglio 2027, è previsto l’avvio della partita sulle nuove nomine.


Il sondaggio riapre il caso dell’indipendenza

L’indagine di Federprivacy era stata lanciata a novembre 2025, dopo le polemiche sollevate da Report e Il Fatto Quotidiano. Il risultato ha dato voce alla richiesta di maggiore autonomia dell’Autorità, ma ha anche alimentato il contrasto interno all’associazione.

Gazzella ha sostenuto che, dopo quelle inchieste, Federprivacy avrebbe modificato profondamente il proprio atteggiamento nei confronti del Garante. Nella comunicazione con cui ha lasciato l’associazione, il 2 ottobre, ha definito questa trasformazione il principale elemento rimasto a lungo non affrontato. Ha inoltre contestato la pubblicazione dei suoi interventi sul sito dell’organizzazione, interpretandola come una forma di ritorsione.


Il legame con Ghiglia e il «mi piace»

Stefano Gazzella è un responsabile della protezione dei dati che lavora come libero professionista. È anche amico di lunga data di Agostino Ghiglia, componente del Collegio indicato da Fratelli d’Italia, già esponente del Fronte della Gioventù e deputato di quel partito dal 2013.

Il 28 aprile Ghiglia aveva lasciato un apprezzamento sotto un intervento pubblicato da Gazzella su LinkedIn, nel quale veniva attaccato Bernardi e contestato il sondaggio sull’autonomia dell’Autorità. Quel segno è poi scomparso. Interpellato sulla vicenda, Ghiglia ha ridimensionato l’episodio: «I mi piace si mettono così, per amicizia, ma i contenuti neanche si leggono». Quanto alla rimozione, l’ha attribuita a una semplice distrazione e ha escluso che il gesto potesse rappresentare un’adesione o un ripensamento.

Il componente del Garante ha anche detto di essere sorpreso dall’attenzione dedicata all’attività sui social. Sulle accuse rivolte a Bernardi, invece, ha precisato di non occuparsi delle dinamiche associative e di non avere una posizione sulla presunta aspirazione del presidente di Federprivacy a entrare nel Collegio. Ha aggiunto che chiunque può candidarsi, purché sottoscriva le eventuali incompatibilità previste.


Gazzella accusa, Bernardi replica

Nella lettera resa pubblica il 2 ottobre, Gazzella ha chiesto le dimissioni di Bernardi. A suo giudizio, i messaggi diffusi dal presidente sui social avrebbero assunto i contorni di una campagna politica destinata a favorire una futura candidatura personale. L’ex delegato ha parlato di interessi individuali e del rischio di danneggiare l’immagine dell’istituzione che tutela la privacy.

Bernardi aveva affidato la propria risposta a un intervento pubblicato il giorno precedente. Ha negato di puntare a un incarico nel Collegio e ha spiegato: «Se in certe occasioni mi sono espresso in tono critico nei confronti dell’Autorità è stato esclusivamente per onestà intellettuale». Nel suo messaggio ha richiamato anche il malcontento degli associati, emerso attraverso il sondaggio e alimentato dalle notizie sulle vicende raccontate da Report e Il Fatto Quotidiano.

Il presidente di Federprivacy non ha poi rilasciato ulteriori dichiarazioni. Il suo intervento ha comunque raccolto circa 200 commenti, quasi tutti favorevoli alla sua posizione. Gazzella, al contrario, lo ha accusato di aver utilizzato una rappresentazione vittimistica per ottenere sostegno pubblico.


La sfida sulle nomine è già iniziata

Il confronto non riguarda soltanto i rapporti personali all’interno di Federprivacy. Sullo sfondo c’è il tema dell’indipendenza del Garante, un’Autorità che negli ultimi mesi è stata criticata per i suoi rapporti con la politica e per la presenza, nel Collegio, di figure con un passato istituzionale o partitico.

La scadenza di luglio 2027 rende la polemica ancora più significativa. Le accuse di Gazzella e la replica di Bernardi hanno anticipato un confronto che coinvolgerà le candidature e i requisiti dei futuri componenti, mentre resta aperta la domanda sulla distanza che il Collegio dovrà mantenere dai partiti.

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