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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Post contro Meloni, pratica al Csm: il pm denuncia un attacco hacker

Enrico Aimi chiede accertamenti disciplinari dopo il messaggio offensivo attribuito ad Alessandro Di Cicco, che nega di averlo pubblicato e annuncia una denuncia.

L’ipotesi di un messaggio offensivo rivolto a Giorgia Meloni approdato su Facebook ha spinto Enrico Aimi, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex senatore di Forza Italia, a chiedere l’apertura di una pratica. L’obiettivo è verificare l’origine del contenuto e capire se possano emergere responsabilità sul piano disciplinare.

Aimi ha richiamato il particolare rigore richiesto a chi svolge funzioni giudiziarie, anche quando prende parte al confronto pubblico. Secondo il componente del Csm, equilibrio, correttezza e rispetto delle istituzioni devono essere garantiti pure nelle dichiarazioni rivolte all’esterno.

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Il magistrato nega e denuncia

Alessandro Di Cicco, in servizio alla Procura di Roma, sostiene di non avere scritto il testo comparso sul suo profilo. Dopo la diffusione della notizia, ha affermato: «Mi hanno hackerato il profilo Facebook e sto andando al commissariato a denunciare».

Il magistrato ha spiegato di essere stato in viaggio quando qualcuno avrebbe utilizzato il suo account. Accortosi della pubblicazione, avrebbe cancellato il messaggio, aggiungendo che criticare le scelte della presidente del Consiglio è una cosa, mentre rivolgerle insulti è tutt’altra questione. Di Cicco ha inoltre riferito di voler formalizzare l’accaduto alle forze dell’ordine.


Il contenuto finito sotto accusa

Il messaggio, non più visibile sul profilo, era stato attribuito a Di Cicco e rilanciato dall’agenzia Adnkronos. Il testo conteneva l’espressione «La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto» e proseguiva con il riferimento a un possibile commissario ad acta e con la frase «Povera Italia».

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La pubblicazione sarebbe arrivata dopo la scelta di Giorgia Meloni di non sottoscrivere il decreto relativo all’adeguamento delle retribuzioni dei magistrati. Proprio il collegamento temporale tra la decisione del governo e il post ha alimentato la polemica, nonostante la successiva smentita del magistrato.


La disputa sui quasi 970 milioni

All’origine del confronto c’è una decisione del Consiglio di Stato sul calcolo degli stipendi dei magistrati. Secondo quanto emerso, arretrati e incrementi mensili non sarebbero stati determinati correttamente; da qui la necessità di reperire nella prossima legge di Bilancio le somme destinate a colmare la differenza.

La cifra complessiva indicata è di circa 970 milioni di euro, a beneficio di 11 mila magistrati italiani. Meloni ha però manifestato la propria contrarietà a un esborso che, a suo giudizio, sarebbe «dieci volte superiore rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia».

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