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Attualità 3 min di lettura6 ott

Porti turistici, la domanda cresce: ora servono nuove regole e investimenti

Dalla nautica alla crocieristica, l’Economia del Mare genera centinaia di miliardi e chiede una strategia nazionale per distribuire valore e occupazione sui territori.

La portualità turistica italiana continua a registrare segnali positivi, con una domanda di ormeggi stanziali in aumento del 2,9% e una presenza sempre più consistente di superyacht e grandi imbarcazioni internazionali. Per consolidare questa dinamica, però, il settore chiede interventi normativi, infrastrutture adeguate e una strategia capace di collegare porti, imprese e territori.


Ormeggi e superyacht spingono la crescita

Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, oltre agli ormeggi cresce il movimento legato al charter. Risultano in espansione anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti sia dall’aumento delle dimensioni medie delle imbarcazioni sia dalla vivacità del mercato dell’usato.

Per il 2027 Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, prevede una domanda più stabile per gli ormeggi stanziali, mentre dovrebbe rimanere sostenuto il traffico dei superyacht e dei charter internazionali. «Per rafforzare questa crescita servono con urgenza l’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e la classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica», ha affermato.


La nautica vale 5,7 miliardi

Uno studio realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica ha quantificato in 5,7 miliardi di euro l’impatto economico del turismo nautico in Italia. Di questa cifra, 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute dai visitatori sulla terraferma, a conferma dei legami tra approdi, ospitalità, commercio e servizi locali.

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha spiegato che il comparto deve essere inserito stabilmente nelle politiche industriali e turistiche del Paese. A suo giudizio, porti più efficienti, servizi qualificati e una maggiore integrazione con le destinazioni dell’entroterra possono consentire all’Italia di trattenere una quota più ampia della ricchezza generata dai flussi nautici.


Un sistema che supera i confini

Il confronto si è svolto al 66° Salone Nautico Internazionale, dove si è riunita la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, promossa da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas. Al tavolo erano presenti, tra gli altri, Mario Zanetti, Piero Formenti, Massimo Caputi, Giovanni Acampora e Roberto Perocchio, mentre le conclusioni sono state affidate al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

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Dai lavori è emersa la necessità di considerare il mare come una componente trasversale dell’economia nazionale, non come un insieme di comparti separati. L’Economia del Mare produce 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti; ogni euro generato direttamente ne attiva inoltre altri 1,8 nel resto dell’economia.


Turismo e industria verso il 2026

Mario Zanetti ha ricordato che il settore comprende oltre 250mila imprese e più di 1,1 milioni di addetti. Nel 2026 i porti italiani dovrebbero accogliere oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore economico stimato intorno ai 18 miliardi di euro.

La nautica, nel complesso, supera i 13 miliardi di euro di valore aggiunto e conta quasi 168 mila occupati. Per trasformare questi numeri in crescita duratura, i partecipanti hanno indicato come priorità la destagionalizzazione, la digitalizzazione, la formazione, la semplificazione amministrativa e il rafforzamento delle infrastrutture.


La strategia indicata dal governo

Massimo Caputi ha sottolineato la necessità di distribuire meglio la ricchezza generata dal turismo, collegando le coste alle città e all’entroterra, oltre che porti, mobilità, cultura, sport, ospitalità ed enogastronomia. Giovanni Acampora ha invece richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni per ridurre anche gli squilibri tra Nord e Sud.

Nel suo intervento, Gianmarco Mazzi ha definito il mare una risorsa economica strategica per l’Italia, che dispone di oltre 8 mila chilometri di coste. Il ministro ha indicato tra gli obiettivi il miglioramento dell’accoglienza, dell’accessibilità e della sostenibilità, insieme a più innovazione e meno burocrazia, citando anche l’America’s Cup come occasione di visibilità internazionale. «Il turismo nautico va valorizzato come leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno», ha dichiarato.

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