Porti e armi, Salvini nega controlli del ministero
A Genova il ministro evita chiarimenti sui traffici verso Israele e replica alle domande sulla legge 185 del 1990
Matteo Salvini ha negato che il ministero dei Trasporti possa verificare le armi imbarcate nei porti italiani. Il ministro ha risposto a Genova, durante un incontro dedicato alla logistica, senza chiarire quali accertamenti siano stati avviati sui carichi diretti verso Israele.
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Il confronto con il cronista
Alla domanda sulla possibilità di controllare le spedizioni, Salvini ha replicato: «No, punto. A posto?». Poco dopo ha contestato il modo con cui il giornalista poneva i quesiti, sostenendo che avrebbe risposto ad altre domande, definite più intelligenti.
Il ministro ha poi respinto il richiamo alla legge 185 del 1990, che vieta il transito di armamenti verso Paesi in guerra quando ciò avvenga in contrasto con le norme internazionali. Di fronte all’osservazione sul ruolo di vigilanza esercitato dal suo dicastero sulle Autorità portuali, Salvini ha risposto: «Ma lei se vuole avere il monopolio della conferenza stampa, si prenoti il cartellino».
Prima di allontanarsi, il leader della Lega ha ribadito la propria posizione e non ha fornito ulteriori spiegazioni. Poco prima aveva collegato l’aumento del costo delle materie prime alle «maledette guerre».
Le spedizioni da Ravenna
I dati dell’Agenzia delle Dogane indicano che nel 2025 dal porto di Ravenna sono uscite 225 tonnellate di armi e componenti militari con destinazione in Paesi esterni all’Unione europea. Le informazioni non specificano gli Stati destinatari.
È tuttavia documentato il passaggio, nel giugno 2025, di un carico di munizioni diretto da Ravenna a Haifa. I dati sono stati ottenuti dalla giornalista Linda Maggiori dopo una controversia approdata al Consiglio di Stato.
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Le richieste delle autorità portuali
Nel settembre dello scorso anno Alessandro Barattoni, sindaco di Ravenna, aveva sollecitato verifiche proprio presso Salvini. Il ministro aveva indirizzato la richiesta all’Autorità portuale, struttura sottoposta alla vigilanza del dicastero dei Trasporti.
La legge 185 prevede inoltre il divieto di esportare armamenti verso Paesi coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani. È su questo punto che si concentra una parte delle contestazioni rivolte al governo.
Lo sciopero a Genova
Venerdì 30 ottobre il Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, noto come Calp, e Usb Mare e Porti hanno annunciato uno sciopero. La protesta riguarda il rincaro della vita attribuito alle guerre e alla corsa agli armamenti.
I lavoratori chiedono anche l’applicazione della legge 185. L’iniziativa sarà coordinata con mobilitazioni organizzate in numerosi porti internazionali.
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