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Attualità 2 min di lettura9 ore fa

Po, dodici anni per fermare un attimo: la visione di Kenna

Dalla sorgente al Delta, Michael Kenna ha seguito il grande fiume italiano trasformandone nebbie, argini e silenzi in un racconto fotografico sul tempo.

Per il Po, la durata di una vita umana è quasi impercettibile: un passaggio fugace dentro un corso d’acqua che attraversa paesaggi, comunità e memorie. Michael Kenna ha provato a misurare questa distanza con la macchina fotografica, seguendo il fiume per dodici anni, dal 2007 al 2019, in condizioni di luce e stagioni sempre diverse.


Il fiume oltre la geografia

Il progetto è nato dopo un incarico affidato a Kenna da Sandro Parmigianni per documentare l’Emilia-Romagna. Concluso quel lavoro, il fotografo ha scelto di concentrarsi sul Po: non un semplice itinerario lungo una linea d’acqua, ma un’esplorazione paziente, costruita attraverso soste casuali, incontri e attese prolungate.

Nel 2020 quella ricerca è diventata un libro con più di cento immagini in bianco e nero. Il percorso parte dalle Alpi Cozie, in Piemonte, e arriva al Delta, dove il fiume entra nel Mar Adriatico. Le fotografie non seguono soltanto il tracciato del Po: cercano piuttosto la sua atmosfera, lasciando sullo sfondo la cronaca e la descrizione geografica.


Dodici anni di attese

Nebbia, argini, alberi riflessi sull’acqua e resti di edifici compongono un paesaggio sospeso. La scelta del monocromo accentua il carattere contemplativo delle immagini e riduce il colore a favore di forme, ombre e variazioni della luce.

Kenna ha raccontato di essersi affidato soprattutto alle indicazioni degli abitanti dei luoghi attraversati, più esperti di lui nel riconoscere il fiume. Il lavoro, inizialmente nato dalla curiosità, si è trasformato in una ricerca quasi inesauribile: ore, giorni e settimane trascorsi per aspettare ogni possibile occasione fotografica.

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L’attimo dentro il tempo

La sua lettura del Po si inserisce in una tradizione che comprende i dipinti di Ligabue, il film di Michelangelo Antonioni Gente del Po e altre campagne fotografiche dedicate al grande corso d’acqua. Kenna, però, ha preferito non insistere sulle differenze sociali, linguistiche o economiche incontrate lungo il tragitto.

«Un fiume segna un confine, un limite, e con il suo fluire rappresenta una metafora della vita», ha spiegato il fotografo. Per lui il Po diventa il simbolo di un cambiamento continuo, quello stesso fluire evocato da Eraclito: «Nessuno può bagnarsi due volte». La sua presenza ricorda che il fiume scorre da millenni e continuerà a farlo oltre la scomparsa di chi lo osserva.

In una delle immagini interiori più forti legate al progetto, Kenna torna con la memoria a un’alba solitaria, immersa nella nebbia, con il treppiede pronto e il cielo acceso di arancione. Di fronte alla maestosità del paesaggio, il fotografo conta i secondi: la vita di una persona diventa così soltanto un istante nella lunga esistenza del Po.

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