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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Pitigliano diventa un laboratorio digitale: il modello che può rinascere nei piccoli

Quindici applicazioni uniscono fibra ottica, sicurezza ambientale, servizi urbani e turismo per costruire un modello replicabile nelle aree interne italiane.

«La connettività è una delle leve della rinascita delle aree interne»: nel videomessaggio rivolto alla presentazione, Tommaso Foti ha indicato nella rete digitale uno strumento per rafforzare i rapporti tra i piccoli centri e il resto del Paese. Secondo il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, l’esperienza di Pitigliano può diventare un riferimento per altri borghi, grazie alla possibilità di adattare infrastrutture, servizi e capacità amministrativa alle esigenze locali.

Il progetto punta infatti a trasformare la connessione veloce in un insieme concreto di opportunità: dalla gestione energetica alla prevenzione dei rischi naturali, fino alla fruizione del patrimonio culturale. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo dei territori senza separare innovazione tecnologica e qualità della vita.


Una rete che ascolta il territorio

A Pitigliano la fibra ottica è stata utilizzata anche per sperimentare il rilevamento acustico distribuito, una tecnologia che consente di trasformare i cavi di telecomunicazione in una rete di sensori. L’attività, condotta con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, rientra nei sistemi dedicati all’osservazione dei parametri ambientali e al controllo dei rischi naturali.

«Abbiamo così trasformato una rete di telecomunicazione in una rete di sensori distribuiti», ha spiegato Andrè Herrero, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La sperimentazione, ha aggiunto, mostra come l’infrastruttura possa contribuire al monitoraggio del territorio anche in ambiente urbano; il testo disponibile si interrompe mentre descrive le ulteriori applicazioni del sistema.


Quindici strumenti per il borgo

Sono quindici le applicazioni sviluppate nel Comune toscano nell’ambito del progetto “Laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo dei borghi digitali sostenibili 2023–2026”. Open Fiber ed ENEA hanno illustrato i risultati il 6 ottobre a Roma, nella sede dell’Associazione Civita, insieme al Comune di Pitigliano, all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e al Centro di ricerca SMARTER dell’Università dell’Insubria.

Tra gli strumenti figura V-ERA, piattaforma di Open Fiber che riunisce informazioni utili alla gestione dei servizi comunali. Il sistema può sostenere interventi sull’energia, la conoscenza del territorio e l’accoglienza dei visitatori. ENEA ha invece messo a disposizione PELL, soluzione per censire gli impianti di illuminazione pubblica, seguirne l’evoluzione e sintetizzarne le prestazioni attraverso indicatori chiave.

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Un modello pensato per altri Comuni

L’Università dell’Insubria ha analizzato la possibilità di applicare l’esperienza in contesti diversi, individuando gruppi di Comuni con caratteristiche simili. Unioni di Comuni e Comunità montane potrebbero favorire la condivisione di piattaforme, competenze e risorse, anche attraverso forme di gestione comune.

Il modello comprende inoltre punti informativi, osservazione dei flussi turistici e itinerari in realtà aumentata dedicati ai beni culturali. L’intento è offrire ai piccoli centri un metodo per selezionare le soluzioni più adatte, adeguarle ai bisogni della popolazione e organizzarne la gestione.

La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha ricordato che il PNRR Cultura ha mobilitato oltre 4 miliardi di euro attraverso nove misure, tra cui “Attrattività dei Borghi”. Nel suo intervento ha sottolineato la necessità di garantire continuità ai progetti anche dopo il 2026 e ha indicato il superamento del divario digitale come uno degli strumenti per contrastare lo spopolamento.

Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber, ha evidenziato che la fibra può ampliare l’accesso ai servizi, consentire alle imprese di raggiungere nuovi mercati e permettere di lavorare o studiare senza abbandonare il proprio territorio. Daniela Faraoni, presidente di Infratel Italia, ha invece collegato la diffusione delle infrastrutture digitali alla possibilità di rendere più attrattive le aree interne, comprese le isole minori e le zone isolate.

Per Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di ENEA, l’esperienza toscana dimostra che la tecnologia deve essere accompagnata da competenze e da un cambiamento nel modo di amministrare. L’obiettivo indicato è trasformare la sperimentazione in un percorso nazionale applicabile a numerosi Comuni, con attenzione alla riduzione delle emissioni, all’autonomia energetica e alla digitalizzazione.

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