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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Piketty contro i super-ricchi: la tassa che può cambiare la Francia

L’economista propone un referendum su un doppio prelievo per i patrimoni oltre i 100 milioni, mentre Mélenchon presenta un piano da 106 miliardi di nuove entrate.

La riforma delle pensioni torna al centro della campagna francese: Jean-Luc Mélenchon propone di cancellarla e di riportare l’età pensionabile prima a 62 anni e poi a 60. Il costo stimato dell’operazione è di circa 9 miliardi di euro.

Mélenchon, candidato della France insoumise all’Eliseo, sostiene che i governi succedutisi da Sarkozy abbiano «organizzato l’impoverimento metodico e organizzato dello Stato». Nei sondaggi in vista del primo turno del 18 aprile 2027 raccoglie fino al 18% delle preferenze, abbastanza per contendersi il ballottaggio con Marine Le Pen, accreditata del 34-35%.

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Il piano fiscale di Mélenchon

Il programma economico presentato da Mélenchon punta a ottenere più di 106 miliardi di euro di risorse aggiuntive. Di questa somma, 81,7 miliardi verrebbero destinati a nuove uscite, mentre circa 25 miliardi servirebbero a ridurre il disavanzo pubblico.

Tra le voci principali figura la cosiddetta tassa Zucman, sostenuta anche da Thomas Piketty: un’imposizione minima annua del 2% sui patrimoni superiori a 100 milioni di euro. Secondo Mélenchon, questa misura potrebbe portare nelle casse statali fino a 15 miliardi. Il suo progetto include anche una tassa climatica, con un gettito previsto di 10 miliardi, e l’eliminazione dell’imposta forfettaria sui redditi da capitale, dalla quale arriverebbero altri 9 miliardi.


Piketty punta sui patrimoni enormi

La proposta di Piketty prevede invece un referendum per introdurre una «tassa di solidarietà nazionale» articolata su due livelli. Il primo consisterebbe in un prelievo straordinario del 50% sull’aumento di ricchezza maturato nell’ultimo decennio; il secondo sarebbe un’imposta permanente del 10% ogni anno sui patrimoni oltre la soglia dei 100 milioni di euro.

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L’economista non esclude che, in una fase successiva, il meccanismo possa essere esteso anche a fortune da 10 milioni, applicando però aliquote più contenute. L’obiettivo dichiarato non è impedire l’esistenza dei miliardari, ma proporzionare il loro contributo alla consistenza della ricchezza posseduta.


Più ricchezza, ma distribuita peggio

Piketty collega la sua proposta all’evoluzione della concentrazione patrimoniale in Francia. Secondo i dati da lui citati, il patrimonio complessivo dei cittadini più facoltosi sarebbe salito da 200 a 1.000 miliardi di euro tra il 2017 e il 2026, con una crescita di cinque volte in dieci anni.

Intervenendo su BFM Tv, l’economista ha sostenuto che il Paese non abbia mai prodotto tanta ricchezza, ma che il problema risieda nella sua ripartizione. A suo giudizio, una concentrazione meno estrema, come quella registrata in passato, si accompagnava a maggiore prosperità, crescita e produttività.

Le entrate potrebbero confluire anche in un «fondo sovrano», pensato per sostenere gli investimenti e aumentare il margine di autonomia della Francia nelle decisioni economiche. Piketty propone inoltre di conservare l’obbligo fiscale anche per chi trasferisse la propria residenza oltreconfine: «Quando ci si è arricchiti utilizzando le strutture della Francia, si deve pagare la tassa, che si vada all’estero oppure no».

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