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Attualità 2 min di lettura14 min fa

Pescatori, plastica recuperata ma senza raccolta scattano le multe

La legge Salvamare del 2022 resta incompleta: nei piccoli porti mancano strutture, decreti attuativi e strumenti dedicati.

I pescatori italiani che riportano a terra la plastica rimasta impigliata nelle reti possono ancora incorrere in sanzioni. Il rischio nasce dall’assenza, in molti porti, di punti autorizzati per consegnare i rifiuti recuperati.

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I rifiuti già tolti dal mare

Quando sono adeguatamente organizzati, gli equipaggi riescono comunque a contribuire alla pulizia delle acque. Ogyre riferisce di avere raccolto in Italia più di 30 tonnellate di materiali marini attraverso il progetto Fishing for Litter, coinvolgendo soprattutto piccole imbarcazioni artigianali.

Bottiglie, sacchetti e altri oggetti arrivano spesso in mare trasportati da fiumi, vento e pioggia. La composizione dei rifiuti varia però da una zona all’altra: in Liguria vengono trovati con frequenza tubi per grondaie e residui di materiali edili, mentre in Campania compaiono anche scarpe da lavoro, cavi di ferro e fili d’acciaio.


Il costo del lavoro a bordo

La selezione viene svolta manualmente durante le attività di pesca. Gli addetti devono separare il pescato da plastica, reti dismesse, bottiglie e oggetti coperti di fango o catrame, evitando che i materiali contaminino il prodotto destinato alla vendita.

Fusti, pneumatici e frammenti metallici possono inoltre danneggiare le reti, imponendo riparazioni o sostituzioni. Il recupero, nella maggior parte dei casi, non viene pagato; anche gli incentivi previsti dalla normativa non sono stati ancora definiti attraverso i provvedimenti necessari.

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Una norma ancora incompleta

La legge Salvamare, approvata nel 2022, era stata concepita per consentire ai pescatori di consegnare i rifiuti raccolti accidentalmente senza essere ritenuti responsabili della loro gestione. A quattro anni dall’approvazione, tuttavia, mancano ancora diversi decreti attuativi e una rete omogenea per raccolta e smaltimento.

Nei grandi scali le strutture consentono più spesso di conferire i sacchi recuperati durante le uscite. Nei porticcioli e negli approdi minori, invece, possono mancare completamente aree ecologiche o spazi attrezzati. «La realtà cambia radicalmente per la piccola pesca artigianale e per chi sbarca nei porticcioli minori: qui la raccolta si scontra quotidianamente con un vuoto logistico insostenibile», ha osservato Francesco Notari, responsabile della sostenibilità di Ogyre.


Le conseguenze nei piccoli porti

Il problema emerge soprattutto quando l’imbarcazione torna senza trovare un contenitore abilitato. Trasferire i rifiuti sul proprio veicolo per raggiungere un altro punto può essere contestato come trasporto illecito; lasciare i sacchi sulla banchina in attesa del ritiro può invece configurare abbandono di rifiuti su un’area demaniale.

«La tutela della legge copre il pescatore solo nel tratto che va dalla rete al cassonetto autorizzato. Se quel cassonetto non c’è, qualsiasi sforzo per non rigettare la spazzatura in mare lo espone a rischi legali», ha spiegato Notari. Per rendere applicabile la norma servirebbero dotazioni sulle barche, bilance nei punti di sbarco, aree di deposito anche nei moli più piccoli e un sistema digitale capace di registrare i quantitativi raccolti.

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