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Attualità 1 min di lettura15 min fa

Carcere, formazione per i magistrati durante il tirocinio

Il testo riformulato affida alla Scuola superiore della magistratura le attività e cancella l’obbligo iniziale di 15 giorni.

Il governo ha dato parere favorevole all’emendamento che inserisce anche il carcere nel tirocinio dei magistrati ordinari. La proposta, presentata da Enrico Costa, sarà votata la prossima settimana dalla Commissione Giustizia della Camera.

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Che cosa prevede il testo

Durante il periodo di formazione negli uffici giudiziari, i futuri magistrati dovranno seguire attività negli istituti penitenziari. L’obiettivo è far conoscere direttamente le modalità con cui vengono applicate le pene e affiancare a questa esperienza una preparazione sulla mediazione dei conflitti.

La versione esaminata dalla Commissione non stabilisce più una durata minima obbligatoria. La prima formulazione prevedeva infatti almeno 15 giorni da trascorrere in attività formative all’interno delle carceri; dopo la modifica del testo, il governo ha espresso il proprio assenso.


Il ruolo della Scuola della magistratura

A organizzare le lezioni e gli altri momenti didattici sarà la Scuola superiore della magistratura, l’ente che cura la preparazione iniziale e l’aggiornamento professionale delle toghe. Le attività saranno finanziate con le risorse già presenti nel bilancio autonomo della Scuola.

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L’emendamento è stato per ora accantonato nell’ambito dell’esame del decreto Giustizia. L’approvazione è attesa per la prossima settimana, salvo ulteriori modifiche durante il passaggio parlamentare.


Una proposta già discussa in Parlamento

L’idea di portare i magistrati in formazione dentro gli istituti penitenziari era già comparsa nel disegno di legge bipartisan Sciascia-Tortora. Il testo, sottoscritto da esponenti di tutti i gruppi parlamentari tranne il M5s, ipotizzava anche il pernottamento dei tirocinanti nelle case circondariali o negli istituti di reclusione.

Secondo la relazione che accompagnava quella proposta, il contatto con le condizioni di chi vive la privazione della libertà avrebbe permesso ai giovani magistrati di comprendere più da vicino la sofferenza legata alla detenzione. Quell’esperienza avrebbe inoltre fornito elementi utili per il lavoro svolto in seguito negli uffici giudiziari.

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