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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Pensioni da 150 mila euro: video falsi sui senatori

Le clip cambiano volti e cifre, ma condividono lo stesso copione creato con strumenti di intelligenza artificiale.

Sono stati diffusi online diversi video falsi che mostrano un presunto senatore furioso per il taglio della pensione. In nessuna clip vengono però indicati il nome dell’uomo, il partito o la trasmissione televisiva in cui sarebbe intervenuto.

Il contenuto appartiene a una serie di filmati realizzati con l’intelligenza artificiale. Le immagini sembrano costruite per provocare indignazione e spingere gli utenti a commentare e condividere.

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Le versioni cambiano volto e importi

In una delle sequenze, un uomo in giacca e cravatta protesta durante un’apparente trasmissione televisiva: «Ma lei si rende conto di cosa mi avete fatto? Io prendevo 150.000 euro al mese di pensione». Il volto del personaggio, tuttavia, non è uguale in tutte le versioni pubblicate online.

Anche le cifre variano. Un video attribuito alla pagina Facebook «Memo Pernacchia» parla di un assegno passato da 120.000 euro l’anno a 13.500 dopo 40 anni di contributi. In sovrimpressione compare il marchio di Sora, lo strumento di OpenAI che genera filmati a partire da istruzioni testuali.

Le copie circolate su TikTok e Facebook utilizzano descrizioni come «Senatore infuriato» o «Si lamenta». Un’altra didascalia sostiene che l’uomo sarebbe passato da 150.000 euro mensili a 25.000, senza offrire elementi per identificarlo.

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Un copione pensato per suscitare rabbia

Il tema centrale resta invariato: un politico si lamenterebbe perché la propria pensione sarebbe stata ridotta drasticamente. La sostituzione dei volti e degli importi serve a mantenere la stessa storia in più versioni, senza fornire verifiche sull’identità del protagonista.

Nei commenti, molti utenti trattano la scena come autentica e attaccano il presunto senatore. Il meccanismo rientra nella diffusione di contenuti progettati per provocare reazioni emotive, così da aumentare discussioni, condivisioni e visualizzazioni.

Gli importi mostrati nei filmati non corrispondono inoltre alla realtà degli assegni riconosciuti ai senatori. La mancanza di un nome, di una rete televisiva e di riferimenti verificabili è un ulteriore elemento che smentisce la ricostruzione proposta dai video.

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