Pensioni 2027, il conto sale di 14,7 miliardi: manovra in salita
La rivalutazione legata all’inflazione porterà la spesa pensionistica a 366,5 miliardi, mentre il governo valuta nuovi correttivi e un intervento sul Tfs pubblico.
La manovra 2027 dovrà fare i conti con un aumento già previsto della spesa per le pensioni. L’indicizzazione legata all’andamento dei prezzi farà salire il capitolo da 351,8 miliardi del 2026 a 366,5 miliardi, con un incremento di 14,7 miliardi e margini più ridotti per le proposte dei partiti.
Il peso delle pensioni continua a crescere
Secondo le tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica, nel 2027 il rapporto tra spesa pensionistica e Pil passerà dal 15,1% al 15,3%. L’aumento è riconducibile soprattutto alla rivalutazione degli assegni sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi.
Anche il totale delle prestazioni sociali è destinato a crescere, passando da 471 a 488,1 miliardi. La loro incidenza sul Pil dovrebbe salire dal 20,3% del 2026 al 20,4% dell’anno successivo, mentre l’incremento complessivo della spesa è stimato al 3,6% nel 2027.
Rivalutazione, il governo valuta un cambio
A novembre un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, adottato insieme al ministero del Lavoro, fisserà la percentuale provvisoria di rivalutazione per il 2027. Il dato sarà calcolato utilizzando le informazioni disponibili sull’andamento dell’indice Foi e potrà essere corretto l’anno seguente, quando l’Istat avrà definito il valore effettivo.
Per il 2026 l’adeguamento è pieno fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, scende al 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% sulla parte superiore. Il sistema attuale, tornato in vigore dal 2025, applica le percentuali alle singole fasce e non all’intero assegno quando viene superata una soglia.
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Di fronte alla crescita della spesa, i tecnici dell’esecutivo e la Ragioneria generale dello Stato stanno esaminando anche un ritorno al modello introdotto dalla legge di Bilancio 2023. Quel sistema, applicato nel biennio 2023-2024, riduceva l’indicizzazione sull’intero trattamento e aveva prodotto risparmi per 2,1 miliardi nel 2023 e per quasi 4,1 miliardi nel 2024, al netto degli effetti fiscali. La decisione non è ancora stata presa.
Sul Tfs pubblico servono nuove risorse
Nel quadro della prossima manovra potrebbe trovare posto anche un finanziamento per il trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici. La cifra considerata dai tecnici è di circa 600 milioni di euro, destinati a un superamento graduale delle attuali modalità di pagamento.
Oggi l’attesa può arrivare a 12 o 24 mesi e l’erogazione può avvenire in più rate. La Corte costituzionale ha rilevato un possibile contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, considerando il Tfs una forma di retribuzione differita da versare entro tempi ragionevoli. La questione dovrebbe essere esaminata a metà gennaio 2027, mentre il governo valuta quale intervento inserire nella legge di Bilancio.
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