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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Pegaso, l’inchiesta si allarga: 22 indagati e il caso della stampa

La Procura di Napoli ipotizza rapporti con editori e concessionarie per ridurre l’impatto delle notizie sul gruppo e pressioni legate agli esami a distanza.

La Procura di Napoli ipotizza che il gruppo UniPegaso-Multiversity abbia cercato di proteggere la propria immagine attraverso una rete di rapporti con editori, direttori, agenzie di stampa e concessionarie pubblicitarie. Al centro dell’indagine ci sono presunti scambi tra investimenti pubblicitari e trattamento delle notizie, oltre a 22 persone destinatarie di avvisi di garanzia.


L’ipotesi degli articoli addolciti

Secondo gli inquirenti, la pubblicità sarebbe stata utilizzata per influenzare la pubblicazione di contenuti riguardanti l’Università Telematica Pegaso e Multiversity. L’obiettivo contestato è ridurre, attenuare o rinviare la diffusione di informazioni sulle indagini, così da limitarne le conseguenze economiche e reputazionali.

Nel provvedimento firmato dai pm Sergio Ferrigno, Sergio Amato, Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano si fa riferimento anche alla presunta garanzia di un confronto preventivo con il gruppo sui temi giornalistici ritenuti più delicati. Gli investigatori descrivono un sistema basato su promesse, assegnazioni, riprese o aumenti degli investimenti pubblicitari.


I nomi coinvolti nel fascicolo

L’elenco riportato nel decreto di perquisizione comprende Gedi, con Repubblica e La Stampa, Rcs, editore del Corriere della Sera, Editoriale Domani, Ciao People, Italpress e Il Foglio. Sono inoltre citate Piemme, concessionaria delle testate del gruppo Caltagirone, la società editrice di Libero, Il Sole 24 Ore, CityNews, Seif e Sport Network.

Tra le testate e le realtà editoriali menzionate figurano anche Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino, Leggo, Fanpage.it, NapoliToday e Il Fatto quotidiano. Nell’indagine risultano coinvolti, tra gli altri, Mario Orfeo, indicato come direttore di Repubblica fino a luglio scorso, Francesco Cancellato, Andrea Malaguti, Claudio Cerasa e alcuni amministratori delle società interessate. I fatti contestati sarebbero collocati in un periodo antecedente e vicino al 30 giugno 2026.


L’associazione contestata dalla Procura

La principale ipotesi riguarda una possibile corruzione tra privati. Per gli investigatori, Fabio Domenico Vaccarono, Francesco Durante, Andrea Ferrante, Gianpiero Mazza, Gianluca Comin, Gianluca Giansante e Andrea Buonomo avrebbero agito all’interno di un’organizzazione finalizzata a realizzare episodi di corruzione, istigazione alla corruzione e, quando ritenuto necessario, estorsione.

Vaccarono è presidente di UniPegaso-Multiversity, mentre Durante ricopre l’incarico di amministratore delegato. Ferrante e Mazza sono indicati come referenti del fondo Cvc Italia, proprietario del gruppo; Comin e Giansante sono collegati a Comin Partners. Buonomo aveva già lavorato in Pegaso durante la precedente gestione di Danilo Iervolino e sarebbe poi stato coinvolto nella nuova fase societaria.

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La cronologia dell’indagine

L’attività investigativa sarebbe partita nel maggio 2026, poche settimane prima del 9 giugno, quando furono diffuse le prime notizie su un diverso procedimento napoletano relativo alla gestione di Pegaso riconducibile a Iervolino. In quel fascicolo si ipotizzano irregolarità nella realizzazione di esami e nel rilascio di lauree; Buonomo risultava già indagato.

Le informazioni erano emerse dopo la pubblicazione di atti non più coperti da segreto, tra cui un decreto di perquisizione eseguito nella primavera precedente e successivamente contestato davanti al tribunale del Riesame. Le nuove notifiche riguardano complessivamente 22 indagati e non equivalgono, per nessuno, a una dichiarazione di responsabilità.


Il capitolo degli esami a distanza

Tra le contestazioni rivolte a Vaccarono compare anche il presunto tentativo di conservare le procedure straordinarie per gli esami a distanza. La Procura sostiene che, attraverso Luigi Bisignani, sarebbero state esercitate pressioni sulla ministra dell’Università Anna Maria Bernini affinché prorogasse il regime previsto dal decreto ministeriale n. 1835 del 6 dicembre 2024.

Quella disciplina era stata introdotta in via eccezionale durante l’emergenza Covid. Le modalità contestate prevedevano che personale amministrativo potesse visionare, validare e verbalizzare le registrazioni audio e video delle prove, senza la presenza fisica dei docenti. Secondo l’accusa, il mantenimento di questo assetto avrebbe favorito la gestione ritenuta illecita di corsi, titoli e attestati formativi attribuita ad alcuni esponenti dell’ateneo.

Bernini e Bisignani non risultano indagati nel procedimento. Le accuse sono rivolte a Vaccarono e agli altri soggetti indicati negli atti della Procura, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta e delle eventuali decisioni dell’autorità giudiziaria.

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