Pd, l’attacco ai riformisti può aiutare Conte: il nodo Ucraina
La guerra e il rapporto con Kiev stanno dividendo il Partito democratico proprio mentre Elly Schlein guarda alle prossime primarie e al confronto con Giuseppe Conte.
La frattura sull’Ucraina rischia di trasformarsi nel vero terreno di scontro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Se le future primarie del centrosinistra dovessero ridursi a un confronto a due, la segretaria del Partito democratico avrebbe bisogno di tenere insieme il più possibile il suo partito, evitando che la contrapposizione interna finisca per rafforzare direttamente il leader del Movimento 5 Stelle.
Il punto non riguarda soltanto la politica estera. Nel Pd, infatti, il sostegno a Kiev sta diventando il criterio con cui una parte della sinistra giudica l’altra, mentre gli attacchi ai riformisti arrivano anche da figure esterne al partito e da esponenti vicini a Schlein.
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L’Ucraina divide il campo progressista
I riformisti chiedono che il Pd confermi senza ambiguità l’appoggio all’Ucraina, comprese le forniture militari. È una posizione già contenuta nella mozione parlamentare approvata mercoledì scorso e, almeno formalmente, coincide con la linea della segretaria, che tuttavia l’ha sostenuta con prudenza per non aggravare il confronto con Conte.
A essere accusati di allontanarsi dalla linea ufficiale sarebbero dunque soprattutto i settori più radicali dell’area schleiniana. La loro impostazione, secondo questa lettura, finisce per avvicinarsi a quella del Movimento 5 Stelle, contrario all’invio di armi, più che alla posizione prevalente nel socialismo europeo.
La resa dei conti può arrivare alle primarie
Nel mirino sono finiti diversi esponenti favorevoli a Kiev, criticati sulle reti sociali, sui giornali e nei confronti interni alle correnti che sostengono Schlein. Andrea Scanzi ha definito questa componente una «zavorra», alimentando una polemica che ha coinvolto anche commentatori, intellettuali ed ex dirigenti o parlamentari oggi schierati con la segretaria.
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Tra i nomi citati nel dibattito figurano Marco Travaglio, alcune giornaliste del Fatto e Marco Revelli. L’impressione è che, attorno al Nazareno, stia prendendo forma un clima di epurazione politica contro i riformisti: un atteggiamento che rischia però di indebolire Schlein invece di consolidarne la leadership.
Schlein deve scegliere una linea
L’applauso dei senatori riformisti a Giorgia Meloni durante il passaggio sull’Ucraina ha fatto emergere con evidenza la tensione. Il sostegno, anche militare, a Kiev resta d’altra parte una posizione condivisa da varie forze socialiste europee, dal Regno Unito alla Spagna, passando per Francia e Danimarca.
Per questo la corrente riformista non viene necessariamente ricondotta all’area di Matteo Renzi: sul tema ucraino, la sua collocazione appare piuttosto distante da Conte. La segretaria dovrà affrontare il nodo all’assemblea nazionale del Pd, convocata per domani mattina per prolungarne il mandato. La priorità sarà ricomporre il partito attorno a una posizione chiara, evitando che la questione internazionale diventi una frattura destinata a riemergere direttamente ai gazebo delle primarie.
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