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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Pavé a Milano, la storia è più recente di quanto pensi

La sostituzione dei masselli riapre il confronto tra memoria urbana, sicurezza e autentiche tradizioni delle strade milanesi.

La rimozione dei masselli non equivale automaticamente alla cancellazione della memoria cittadina. Allo stesso modo, il valore storico di una strada non impone di conservarne ogni elemento senza considerare sicurezza, stato dei materiali e uso quotidiano.

Il confronto sul pavé milanese, riacceso dagli interventi in diverse vie del centro, richiede quindi una distinzione: i blocchi di granito oggi associati all’immagine della città hanno una storia importante, ma non coincidono con l’unica pavimentazione appartenuta al passato di Milano.

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La memoria non passa solo dal granito

Anche la pavimentazione che il Comune riconosceva come caratteristica nel 1926 era diversa dal pavé moderno. La monografia “Milano: storia, arte, scienza, economia, igiene, servizi pubblici, statistica, amministrazione”, curata dall’Ufficio studi dell’amministrazione comunale, indicava nell’acciottolato con fasce di granito una soluzione tradizionale della città.

Quel documento non stabilisce che la cosiddetta rizzata lombarda fosse l’unico fondo stradale storico milanese. Offre però una testimonianza significativa: all’epoca, l’alternanza tra ciottoli fluviali e strisce di pietra era considerata parte del paesaggio urbano tipico. Resti di questa sistemazione si trovano ancora in via Santa Croce, vicino alla basilica di Sant’Eustorgio, oltre che in piazza San Marco, via del Carmine e in alcune zone nei pressi di Palazzo Reale.


Via Torino riapre il confronto

La discussione è tornata attuale dopo la riqualificazione di via Torino e via Cesare Correnti. In gran parte dei tratti interessati, i masselli sono stati rimossi e sostituiti con asfalto rosso; la pietra è rimasta nelle porzioni ritenute maggiormente significative dal punto di vista storico.

Interventi analoghi hanno riguardato via Bramante, mentre da novembre sono previsti lavori anche in corso di Porta Romana. Il Comune ha riferito che il progetto, definito insieme alla Soprintendenza, mira a tenere insieme due obiettivi: «garantire sia la sicurezza stradale sia la tutela del patrimonio storico».

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Il pavé nasce con la città moderna

Prima dell’affermazione dei grandi blocchi di granito, Milano conobbe diverse tecniche di pavimentazione. Le strade di epoca romana erano coperte da lastre in pietra, mentre nei secoli successivi le soluzioni cambiarono in rapporto alle risorse disponibili, alla crescita urbana e alle necessità del traffico.

Gli esperimenti con il granito risalirebbero al 1892 e avrebbero interessato via Broletto. Quattro anni più tardi, nel 1896, a Porta Garibaldi sarebbe stata realizzata la prima pavimentazione completamente composta da questo materiale, anche per sostenere il passaggio dei tram.


Una scelta industriale, non romana

La produzione su scala industriale del cosiddetto «Pavé Milano» sarebbe iniziata nel 1900, grazie alle cave di Cuasso al Monte e alla pietra destinata alle nuove superfici stradali. La diffusione dei masselli va quindi collocata tra gli ultimi anni dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel pieno della trasformazione industriale della città.

Il pavé non è dunque una superficie rimasta identica dall’età romana o dal Medioevo. Una posa risalente a oltre un secolo fa può comunque rappresentare una testimonianza preziosa dell’evoluzione urbana, senza però esaurire da sola la storia delle strade milanesi.

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