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Attualità 3 min di lettura57 min fa

Susan Sarandon, il prezzo della libertà: «Non resterò in silenzio

A Roma per Alice nella Città, l’attrice premiata per il suo impegno rilancia le accuse contro la pena di morte, la guerra a Gaza e l’indifferenza politica.

Essere coerenti con le proprie idee, per Susan Sarandon, significa accettare anche le conseguenze personali. A 80 anni, l’attrice è arrivata a Roma senza attenuare il tono delle sue denunce: dalla pena capitale negli Stati Uniti alla tragedia di Gaza, il suo impegno civile continua a occupare il centro della scena.

Accanto a lei, durante l’incontro, il giovane regista Zach Woods ha ricordato che una posizione pubblica può trasformarsi in un rischio concreto. «Quando illumini la Storia devi essere pronto a farti bruciare, e Susan ha sempre accettato e sopportato queste fiamme sulla sua persona», ha detto, sottolineando il costo di una libertà vissuta fino in fondo.

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La condanna alla pena capitale

Le parole più dure sono state rivolte alla scelta del governo statunitense di trasmettere in diretta un’esecuzione. Sarandon, già impegnata contro la pena di morte dopo l’Oscar conquistato per Dead Man Walking – Condannato a morte nel 1995, ha contestato anche le dichiarazioni di Hegseth sul tema e ha definito la decisione un segnale della crisi morale dell’amministrazione americana.

«Questa efferata decisione rappresenta l’esempio perfetto di quanto profonda e totale sia la mancanza di moralità e sensibilità nell’attuale governo degli Stati Uniti», ha affermato. Secondo l’attrice, l’esecuzione non colpirebbe soltanto il condannato, ma anche chi sarebbe incaricato di ucciderlo, costretto poi a convivere con il ricordo di quell’atto.

Sarandon ha inoltre collegato la vicenda a una forma di mascolinità tossica che, a suo giudizio, attraverserebbe il Paese. Pur nella durezza della denuncia, ha riconosciuto un possibile effetto positivo: riaprire il confronto pubblico sulla pena capitale e sulle responsabilità di chi la applica.


Gaza resta il fronte più doloroso

L’arresto subito a New York durante una protesta contro il governo israeliano, davanti alla sede dell’Onu, non è stato presentato come l’aspetto principale della sua esperienza. L’attrice ha spostato l’attenzione sulle vittime della guerra e sulla necessità di non considerare conclusa la crisi dopo l’apparente cessate il fuoco.

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«Non possiamo permettere che questo diventi la normalità», ha dichiarato parlando delle persone ancora uccise e dei bambini affamati e abbandonati. Per mantenere viva l’attenzione, ha invitato il pubblico a vedere Naza, i giornalisti a continuare a raccontare la situazione e i cittadini a non rinunciare alle manifestazioni.

Sarandon ha detto di riporre grande fiducia nelle nuove generazioni, descritte come preparate, coraggiose e arrabbiate davanti alle ingiustizie. A suo avviso, il fatto che una vecchia attrice possa essere arrestata o perdere opportunità professionali conta meno della possibilità di fermare una tragedia che continua a produrre morte.


Un premio tra cinema e impegno

L’occasione dell’incontro romano è stata la 24esima edizione di Alice nella Città. Sarandon, ospite d’onore, ha ricevuto il Womenlands Excellence Award, riconoscimento dedicato alla sua autonomia artistica e alla capacità di trasformare la visibilità pubblica in una forma di partecipazione civile.

A Roma ha accompagnato anche l’anteprima internazionale di The Accompanist, opera prima di Zach Woods presentata in concorso. Nel film recita insieme a Everly Carganilla, interprete di una bambina separata dalla casa del nonno e affidata a una donna adulta.

L’attrice ha spiegato di aver apprezzato la sensibilità con cui Woods ha costruito il progetto e di aver trovato nel suo personaggio una sfida mai affrontata prima. La sua idea di carriera resta legata all’autenticità: «Se conosco una realtà in cui ci sono margini di intervento per modificarla, per me è imprescindibile intervenire».

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