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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Pasolini e i giovani in piazza, il confronto riparte

A Casarsa e Udine due incontri rileggono l’opera dello scrittore tra consumi, violenza e mobilitazioni contemporanee

Il rapporto tra Pasolini e le nuove generazioni torna al centro di due convegni in programma tra Casarsa della Delizia e Udine dal 4 al 7 novembre. Gli incontri affrontano anche le proteste giovanili di oggi e il significato ancora attuale delle analisi dello scrittore.

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Le piazze di ieri e oggi

Secondo Fabio Pierangeli, accademico e relatore degli appuntamenti, le mobilitazioni contemporanee non possono essere spiegate soltanto attraverso la categoria del vuoto evocata da Pasolini. «In questi giovani c’è molto più del “vuoto” di cui parlava Pasolini», ha osservato, riferendosi alla presenza in piazza sia di ragazzi provenienti da famiglie agiate sia di figli di migranti.

La lettura pasoliniana delle proteste di Valle Giulia, nel 1968, si fondava su una contrapposizione sociale precisa: da una parte gli studenti legati alla borghesia, dall’altra i poliziotti considerati figli del proletariato. Pierangeli ritiene che quella riflessione sia stata spesso semplificata dal dibattito politico, perdendo parte della sua analisi sulla società italiana.

Nei suoi primi lavori Pasolini aveva guardato con interesse alla vitalità dei ragazzi delle borgate. Negli anni Settanta, invece, l’espansione dei consumi e l’omologazione modificarono il suo giudizio sulle nuove generazioni. Il massacro del Circeo, avvenuto un mese prima della sua morte, gli apparve come il segnale di una violenza esercitata anche da giovani della borghesia romana.


Consumi, violenza e disagio

Per Pierangeli, Pasolini collegava l’infelicità giovanile alla possibilità che essa degenerasse in aggressività. La sua critica al consumismo riguardava anche la perdita di ciò che considerava “sacro”, in una prospettiva laica, e l’affermarsi di comportamenti privi di ragione.

Quella chiave di lettura, secondo il relatore, può essere applicata alla cronaca contemporanea senza ricorrere a formule automatiche. Gli episodi di accoltellamento tra minori a scuola e i femminicidi vengono così accostati alla violenza irrazionale che lo scrittore aveva cercato di interpretare.

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Pasolini guardava inoltre all’Africa come possibile origine di un cambiamento positivo, in opposizione alla crisi dei valori occidentali. Pierangeli ha richiamato questo aspetto parlando dei ragazzi di seconda generazione mobilitati contro l’emarginazione, indicando in Pasolini un osservatore capace di anticipare anche questo tema.


I convegni e le indagini sulla morte

Gli appuntamenti di Casarsa della Delizia e Udine intendono sottrarre Pasolini all’immagine di monumento letterario e riportarlo dentro un confronto con il presente. Al centro ci saranno le sue riflessioni sulle generazioni più giovani, il consumismo e le rivolte sociali.

A più di cinquant’anni dalla morte, resta aperto anche il tema giudiziario legato all’omicidio di Ostia Lido. La Procura di Roma ha riaperto le indagini e, secondo Pierangeli, ci sarebbero ancora testimoni non ascoltati.

L’accademico ha ricordato inoltre la contraddizione tra i ragazzi amati da Pasolini nelle sue opere e la critica rivolta, negli ultimi anni, a giovani descritti come omologati e infelici. «Spero che questa sia la volta decisiva», ha detto parlando delle nuove verifiche sulla vicenda della sua morte.

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