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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

Partiti arabi, verdetto ribaltato: via libera alle elezioni in Israele

La Corte annulla le esclusioni decise dall’autorità elettorale e consente la candidatura della coalizione araba, di Ra’am e del deputato Ofer Cassif.

Il voto israeliano del 27 ottobre cambia scenario dopo la decisione dell’Alta Corte di giustizia, che ha riaperto la competizione ai partiti arabi esclusi dalla Commissione elettorale centrale. La pronuncia è arrivata all’unanimità e riguarda sia la coalizione Joint List sia Ra’am, la formazione guidata dal deputato Mansour Abbas.

L’intervento dei giudici ha quindi cancellato il provvedimento che impediva alle due formazioni di presentarsi alle elezioni. Ra’am aveva già preso parte al precedente governo guidato da Bennett e Lapid, mentre la Joint List riunisce partiti composti in prevalenza da rappresentanti della comunità araba.


La coalizione araba torna in corsa

Con l’annullamento della decisione elettorale, entrambe le formazioni potranno partecipare alla consultazione del 27 ottobre. La Corte ha così ripristinato la possibilità per i partiti coinvolti di competere con le proprie liste, ribaltando senza voti contrari il pronunciamento dell’organismo incaricato di verificare le candidature.

Il caso riguardava l’accesso al voto e non soltanto una singola candidatura. La decisione dell’Alta Corte comprende infatti l’intera Joint List e Ra’am, restituendo a entrambe la possibilità di sottoporsi al giudizio degli elettori israeliani.

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Cassif riammesso con sette voti

I giudici hanno esaminato anche l’esclusione di Ofer Cassif, parlamentare di Hadash. La sua candidatura era stata respinta dalla Commissione elettorale centrale, ma l’Alta Corte ha deciso di annullare anche questo provvedimento con sette voti favorevoli e due contrari.

Nella motivazione, i magistrati hanno manifestato una forte disapprovazione per alcune dichiarazioni del deputato. Tuttavia, secondo la Corte, quei rilievi non raggiungono la soglia prevista dalla legge per bloccare la candidatura: non sarebbero quindi presenti i requisiti particolarmente rigorosi necessari a impedirgli di partecipare alle elezioni.

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