Papi e salute, quattro storie diverse: il nuovo caso riapre il tema
L’annuncio di Leone XIV su un nodulo al polmone richiama le vicende cliniche dei pontefici più recenti, tra malattie progressive, interventi e morti improvvise.
La vicenda di Giovanni Paolo I resta una delle più drammatiche e rapide nella storia recente della Chiesa: Albino Luciani scomparve a 65 anni dopo appena 33 giorni sul soglio pontificio. La sua morte, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 1978, venne attribuita a un infarto miocardico acuto, senza che fosse effettuato un esame autoptico.
Anche Joseph Ratzinger dovette affrontare un intervento rimasto riservato: nel 2012 fu operato al cuore senza che la notizia venisse resa pubblica. Divenuto Benedetto XVI nel 2005, lasciò l’incarico nel febbraio 2013 e trascorse l’ultima fase della sua vita in Vaticano, con condizioni fisiche sempre più compromesse.
L’annuncio di Leone XIV
Il tema della salute dei pontefici è tornato al centro dell’attenzione dopo le parole di Leone XIV durante la preghiera dell’Angelus. Il Papa ha fatto sapere che nei giorni successivi avrebbe affrontato un’operazione per asportare un nodulo polmonare circoscritto.
L’annuncio riporta alla memoria percorsi clinici molto differenti: in alcuni casi il deterioramento è stato graduale, mentre in altri la morte è arrivata in modo improvviso. Le vicende degli ultimi quattro pontefici mostrano quanto le condizioni fisiche del Papa siano seguite dall’opinione pubblica.
Ratzinger e gli ultimi anni
Nel dicembre 2022 la Santa Sede rese noto che Benedetto XVI aveva accusato un ulteriore peggioramento, collegato all’età avanzata. Il Papa emerito si spense il 31 dicembre dello stesso anno, a 95 anni, nel monastero Mater Ecclesiae.
Le ricostruzioni mediche indicarono uno shock cardiogeno, seguito dal cedimento degli organi e da una compromissione respiratoria. La sua rinuncia al pontificato aveva già segnato una svolta nella storia moderna della Chiesa, mentre gli anni successivi furono caratterizzati da una crescente fragilità fisica.
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Il lungo declino di Wojtyła
Karol Wojtyła, eletto con il nome di Giovanni Paolo II, visse un progressivo peggioramento durante l’ultima parte del pontificato. Il Parkinson ridusse nel tempo la mobilità e la capacità di esprimersi; ai disturbi neurologici si aggiunsero difficoltà respiratorie e diversi ricoveri.
Nel febbraio 2005 fu sottoposto a una tracheotomia dopo episodi di insufficienza respiratoria acuta. Morì il 2 aprile, a 84 anni: il documento ufficiale collegò il decesso a uno shock settico e a un arresto irreversibile della circolazione, indicando inoltre il Parkinson, precedenti crisi respiratorie, un’ipertrofia prostatica benigna complicata da urosepsi e una cardiopatia di origine ipertensiva e ischemica.
La complessa storia di Bergoglio
Prima di diventare Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio aveva subito nel 1957 l’asportazione di una parte del polmone, resa necessaria da una grave infezione. Nel corso degli anni dovette poi convivere con problemi alle gambe, dolori al ginocchio e interventi chirurgici nella zona addominale.
Il primo ricovero rilevante del pontificato risale al 4 luglio 2021, quando al Gemelli venne rimosso un segmento del colon sinistro per una stenosi diverticolare sintomatica. Il 29 marzo 2023 fu nuovamente ospedalizzato a causa di una bronchite infettiva; il 7 giugno dello stesso anno affrontò un’operazione alla parete addominale per un laparocele incarcerato, responsabile di dolore e fenomeni subocclusivi.
In seguito Francesco fu curato per una bronchite accompagnata da un’infezione sostenuta da più microrganismi, poi evoluta in una polmonite bilaterale. Morì il 21 aprile 2025. Il certificato attribuì il decesso a un ictus, seguito dal coma e da un cedimento irreversibile dell’apparato cardiocircolatorio; tra le condizioni concomitanti comparivano anche una precedente insufficienza respiratoria acuta con polmonite bilaterale, bronchiectasie multiple, ipertensione e diabete mellito di tipo 2.
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