Pacchi extra-Ue e notifiche: la nuova stangata può superare 14 euro
Tra prelievi europei, contributo italiano rinviato e costi di consegna degli atti pubblici, acquistare o ricevere una comunicazione rischia di diventare più oneroso.
Una raccomandata può arrivare a casa, ma per conoscere davvero il contenuto dell’atto il destinatario deve spesso usare un’applicazione, accedere a una piattaforma digitale oppure pagare una stampa aggiuntiva. Il servizio di stampa presso un punto di ritiro Send costa almeno 1,40 euro più Iva, in base al numero di pagine, mentre le spese di notifica restano comunque a carico del cittadino.
È uno dei paradossi di un sistema che, oltre a rendere più costosi i piccoli acquisti provenienti dall’estero, sta facendo salire anche gli oneri legati alle comunicazioni della pubblica amministrazione. Per le notifiche tramite Send, dal 21 settembre sono infatti cambiate le tariffe applicate a multe, avvisi di pagamento e altri atti.
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La notifica digitale non basta
Il meccanismo prevede l’arrivo di un avviso cartaceo e di una successiva conferma dell’avvenuta consegna. Per leggere il verbale, verificare la cifra da versare o controllare i termini per un eventuale ricorso, però, occorre collegarsi al servizio digitale oppure ricorrere alla stampa tramite un punto convenzionato.
La soluzione online non è ancora alla portata di tutti, soprattutto in un Paese con molti anziani e una diffusione disomogenea delle competenze digitali. Secondo l’ultima relazione della Corte dei conti, su circa 8,9 milioni di notifiche, 7,4 milioni sono state effettuate con modalità analogica e soltanto 1,5 milioni per via digitale. Al 31 dicembre 2024, i ricavi di Send ammontavano a 54,14 milioni di euro, alimentati soprattutto dalle comunicazioni cartacee.
Tariffe diverse anche sul territorio
Il prezzo della notifica fisica varia in funzione del tipo di documento, del peso e dei tentativi di consegna. Incide persino la zona di recapito: per una raccomandata giudiziaria fino a 20 grammi si pagano 8,75 euro in Piemonte, 8,55 in Lombardia ed Emilia-Romagna, 9,32 nelle Marche e 8,06 in Campania e Sicilia.
A sostenere il costo sono spesso gli enti che inviano gli atti, i quali possono trasferirlo al destinatario. Il risultato è che il cittadino paga la consegna, riceve una comunicazione priva del documento completo e deve poi affrontare un ulteriore esborso per ottenere la versione leggibile.
Per gli acquisti arriva il doppio prelievo
Sul fronte degli ordini online, il passaggio più rilevante scatterà il 1° novembre. Per ogni articolo doganale contenuto in una spedizione proveniente da un Paese extra-Ue sarà richiesto un contributo europeo di 2 euro più Iva, senza soglie minime di valore e senza restituzione in caso di reso, fatta eccezione per l’imposta sul valore aggiunto.
La somma si aggiungerà al dazio forfettario di 3 euro applicato ai piccoli invii, cioè quelli con valore inferiore a 150 euro. Questo prelievo, introdotto il 1° luglio, resterà in vigore fino al 1° luglio 2028 e viene calcolato sulla base delle voci riportate nella dichiarazione doganale.
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Il conto dipende dalla dichiarazione
La nozione di articolo non coincide necessariamente con il numero di pezzi presenti nel pacco. Cinque magliette dello stesso tipo possono essere considerate una sola voce, mentre cinque magliette accompagnate da un orologio possono generare due conteggi distinti. A fare la differenza sono la categoria della merce, la descrizione, l’origine quando richiesta e il modo in cui la dichiarazione viene compilata.
Anche il trattamento dell’Iva incide sul risultato finale: l’imposta può essere riscossa al momento dell’acquisto oppure durante lo sdoganamento. In caso di ordine composto da tre magliette e un caricabatterie, dichiarato come due articoli, il solo sistema europeo può quindi produrre un esborso superiore a 10 euro, variabile in base al regime fiscale.
Il contributo italiano slitta al 2027
A questo quadro potrebbe aggiungersi il prelievo nazionale sui pacchi sotto i 150 euro. L’importo, pari ad altri 2 euro per spedizione e senza Iva, è stato rinviato per la quarta volta: un emendamento al decreto sulle risorse per l’autotrasporto ha spostato l’entrata in vigore al 1° gennaio 2027.
La misura è stata pensata come compensazione per le attività doganali, ma restano da definire le coperture finanziarie. Le stime iniziali indicavano entrate per 122,5 milioni di euro nel 2026 e 245 milioni nel 2027. Se il contributo non verrà cancellato, per un ordine composto da due voci l’extra complessivo potrà superare 14 euro, a seconda dell’applicazione dell’Iva.
Meno pacchi economici dall’estate
I primi effetti del dazio si sono già manifestati. Tra luglio e agosto, in Italia, le spedizioni di basso valore sono diminuite del 39% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un carico fiscale medio di circa 8,66 euro per invio. I prodotti venduti dai grandi operatori asiatici sono quelli maggiormente interessati dalla contrazione.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, ha spiegato che gli articoli dal prezzo di pochi euro sono in gran parte scomparsi, mentre alcune piattaforme hanno iniziato a riunire più prodotti in un’unica spedizione per superare la soglia dei 150 euro, appoggiandosi a un rappresentante fiscale nell’Unione europea. «Ora, il binario è unico e uguale per tutti», ha osservato, sottolineando che in passato alcune merci beneficiavano di regole meno onerose rispetto ad altri operatori.
Stefano Zerbi, portavoce di Codacons, prevede invece che una parte dei costi finirà sui clienti. Secondo la sua valutazione, con l’eventuale introduzione del contributo italiano un singolo prodotto potrebbe subire un aggravio di 7 euro più Iva, mentre i resi non garantirebbero il recupero delle somme versate, salvo la componente fiscale. A suo giudizio, l’aumento degli oneri rischia di ridurre la convenienza degli acquisti economici e di spingere verso l’alto i prezzi al dettaglio.
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