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Attualità 4 min di lettura25 min fa

Brasile, il voto che sfida Washington: Lula resiste e l’Amazzonia respira

La rielezione di Lula apre un nuovo confronto con gli Stati Uniti, mentre Bolsonaro contesta il risultato e chiede ai giudici di cancellare il voto.

La rielezione di Lula rimette in discussione anche i piani economici costruiti attorno al Brasile. Dalle terre rare di Serra Verde, in Goiás, valutate 2,8 miliardi di dollari e già al centro dell’interesse di Pechino, fino alle prospettive dell’Amazzonia, il nuovo mandato del presidente brasiliano può rallentare le strategie dell’area conservatrice statunitense nel Paese.

Anche il progetto promosso dal fondo Rockbridge Network, collegato a JD Vance e ora sottoposto a indagine in Brasile, rischia di perdere slancio. L’iniziativa puntava a generare un giro d’affari da 100 miliardi di dollari. Per l’Amazzonia, intanto, la vittoria di Lula significa almeno altri quattro anni di protezione politica da parte del governo federale.

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Washington teme il nuovo equilibrio

Il risultato brasiliano alimenta da settimane il confronto interno agli Stati Uniti sull’effetto delle tariffe commerciali e delle pressioni diplomatiche esercitate su Brasilia. Una parte dei senatori democratici aveva già segnalato il rischio che interventi economici e politici potessero indebolire le istituzioni brasiliane alla vigilia delle presidenziali.

Il 28 settembre Jeanne Shaheen, Tim Kaine e Peter Welch avevano scritto al segretario di Stato Marco Rubio, chiedendo all’amministrazione Trump di accettare il verdetto delle urne e di mantenere rapporti diplomatici con qualunque candidato fosse stato scelto in modo libero e corretto dagli elettori. Sullo sfondo resta l’avvicinamento del Brasile alla Cina, favorito anche dalle tensioni commerciali con Washington.

Le tariffe statunitensi applicate ai prodotti brasiliani arrivano al 25,5% per la manifattura e i beni di consumo, mentre raggiungono il 50% per metalli pesanti, acciaio e alluminio. Secondo l’analista di relazioni internazionali Valeria Silva, il nuovo presidente dovrà comunque confrontarsi direttamente con Lula: l’efficacia di quelle misure, ha osservato, potrebbe essere rimessa in discussione.


La sfida regionale alla destra

Tra gli analisti Talya Iscan ed Estefanía Veloz, la vittoria di Lula viene letta come un sostegno politico ai governi progressisti dell’America Latina, incluso quello messicano. La loro interpretazione è che il Brasile possa contribuire alla formazione di un gruppo di Paesi intenzionati a gestire autonomamente la sicurezza regionale, senza affidarla agli Stati Uniti.

Nei mezzi d’informazione latinoamericani il voto viene inoltre considerato una prova della possibilità di fermare l’estrema destra attraverso le elezioni, dopo sette successi consecutivi ottenuti da candidati vicini a Trump. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha definito l’esito una “vittoria storica” e ha assicurato che Cuba sarà al fianco del Brasile nella costruzione di una “Patria grande”.

Non tutti gli esponenti vicini a Trump hanno seguito la sua lettura. José Antonio Kast, presidente del Cile, e Keiko Fujimori, in Perù, hanno riconosciuto la vittoria di Lula, così come hanno fatto gli altri governi della regione.

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Trump alimenta i dubbi sul voto

Donald Trump ha invece rilanciato l’ipotesi di irregolarità, sostenendo che in Brasile sarebbe stato applicato il “manuale di Joe Biden”. A suo giudizio, Bolsonaro disponeva di un vantaggio netto dopo il primo turno e avrebbe dovuto imporsi nella sfida decisiva; Trump ha aggiunto che i comunisti, una volta conquistato il potere, non lo restituiscono facilmente.

La contestazione di Flávio Bolsonaro si concentra sulla decisione del Tribunale supremo elettorale di prolungare fino alle 19 l’apertura di alcuni seggi. Il provvedimento, richiesto da entrambi i candidati, è stato adottato in zone colpite da interruzioni elettriche, maltempo e difficoltà nei trasporti, tra cui São Paulo, Minas Gerais e Río de Janeiro.

Il senatore del Partito liberale sostiene di aver subito un trattamento non uniforme e considera le regole applicate in modo arbitrario. Il giudice Cristiano Zanin ha però precisato che l’estensione riguardava soltanto i seggi ancora operativi e che nessuna urna già chiusa era stata riaperta: l’obiettivo, ha spiegato, era consentire a tutti gli aventi diritto di votare.


Lula vince sul filo del voto

Flávio Bolsonaro non ha accettato il verdetto e intende rivolgersi alla giustizia per ottenere la cancellazione delle elezioni, seguendo la strada già percorsa nel 2022 dal padre Jair Bolsonaro, vicenda poi culminata nell’assalto al Congresso. “Quanto accaduto oggi non è normale”, ha dichiarato il senatore, annunciando l’intenzione di contestare formalmente il risultato.

La distanza tra i due candidati è stata ridotta, ma decisiva: Lula ha raggiunto il 51,79%, con 64.256.232 preferenze, mentre Bolsonaro si è fermato al 48,21%, pari a 59.826.041 voti. Il margine è di 4.430.191 schede, poco più di un punto percentuale.

Lula, che al primo turno era arrivato in svantaggio, ha costruito il successo soprattutto nel Nordest. In quell’area ha prevalso quasi ovunque, con risultati particolarmente ampi in Piauí e Bahia; l’unica eccezione indicata è Roraima.

Dopo la proclamazione, il presidente ha cercato di ridurre la frattura politica del Paese: “Non esistono due Brasile. Siamo un unico Paese, un unico popolo, una grande nazione”. Eletto per la quarta volta a 80 anni, ha invitato gli avversari ad abbassare i toni, denunciando allo stesso tempo le interferenze esterne e la campagna di disinformazione contro la sua candidatura.

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