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Attualità 3 min di lettura7 ore fa

Ozono, caldo e incendi: il conto globale sfiora il 40% della popolazione

L’analisi di Copernicus sui primi otto mesi del 2026 fotografa l’impatto combinato di temperature estreme, roghi e inquinanti sull’aria respirata in tutto il mondo.

Solo il 5% della popolazione mondiale ha respirato, nei primi otto mesi del 2026, aria con concentrazioni di ozono conformi alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Quasi quattro persone su dieci, invece, sono state esposte a valori pericolosi del gas a livello del suolo, con l’Asia in testa alla classifica delle aree più colpite.

Il dato emerge da Atmosphere Watch, la nuova analisi globale realizzata dal Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus, gestito dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea. Il rapporto inserisce l’inquinamento da ozono, il fumo degli incendi e il trasporto di polveri tra i principali rischi ambientali per la salute, gli ecosistemi e i raccolti.


Asia in testa, Europa sotto pressione

L’ozono troposferico non va confuso con quello della stratosfera, che contribuisce a schermare la Terra dai raggi ultravioletti. Quello presente negli strati più bassi dell’atmosfera nasce invece da reazioni tra ossidi di azoto, composti organici volatili e altri precursori, attivate dalla luce solare e favorite dalle temperature elevate.

Trasporti, industrie, solventi utilizzati nelle abitazioni, vegetazione e incendi contribuiscono a fornire queste sostanze. Nel 2026 la combinazione tra emissioni e ondate di calore ha fatto salire le concentrazioni in molte regioni: in Asia il 60% degli abitanti è stato esposto a livelli definiti estremamente elevati, una quota che arriva al 90% includendo le categorie dannose e molto dannose.

Anche l’Europa ha registrato una situazione critica. Malgrado i progressi ottenuti negli ultimi decenni e gli effetti della direttiva europea sulla qualità dell’aria ambiente, metà della popolazione del continente ha dovuto fare i conti con concentrazioni classificate come dannose, molto dannose o estremamente dannose.


Il caldo alimenta un circolo vizioso

Le numerose ondate di calore tra giugno e agosto hanno aggravato il problema europeo. A peggiorare il quadro sono arrivati i grandi incendi scoppiati in Francia, Spagna e Belgio, il cui fumo è stato trasportato anche a migliaia di chilometri dai luoghi in cui si sono sviluppati i roghi.

Laurence Rouil, direttrice del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus, ha descritto il meccanismo come “un circolo vizioso”: il cambiamento climatico favorisce le condizioni necessarie alla produzione di ozono, mentre attività umane e incendi aumentano la presenza dei precursori chimici indispensabili alla sua formazione.

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Il gas è inoltre un composto a effetto serra e collega così il peggioramento della qualità dell’aria alla crisi climatica. Secondo Dorota Jarosińska, responsabile di programma presso il Centro europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’ambiente, i cambiamenti climatici e la salute, l’inquinamento atmosferico è associato a patologie cardiovascolari, ictus, tumore ai polmoni e malattie respiratorie.


Fumo e polveri oltre i confini

L’analisi evidenzia che l’aria inquinata può viaggiare ben oltre la fonte originaria. Fumo degli incendi, emissioni da combustione di biomassa e polveri sahariane hanno raggiunto comunità situate in altri Paesi e, in alcuni casi, su altri continenti.

“L’inquinamento atmosferico non conosce confini nazionali”, ha osservato Rouil, sottolineando come le particelle trasportate dal vento possano modificare la qualità dell’aria a grande distanza. Sebbene le emissioni complessive legate alla combustione di biomassa siano diminuite negli ultimi decenni, l’esposizione al fumo dei roghi risulta in crescita perché gli incendi più intensi si verificano sempre più vicino alle aree abitate.

In Nord America, le concentrazioni di ozono calcolate in rapporto alla popolazione sono rimaste elevate anche per effetto degli incendi estremi che nel 2026 hanno interessato il Canada e la parte occidentale degli Stati Uniti. Più di due terzi degli abitanti del continente sono stati esposti a livelli dannosi, molto dannosi o estremamente dannosi.


Dati utili per proteggere la salute

Le mappe e le stime satellitari del Servizio di monitoraggio atmosferico possono colmare le lacune lasciate dalle reti di rilevamento a terra, soprattutto nelle zone dove le centraline sono poche. Questo consente di migliorare i sistemi di allerta e le valutazioni del rischio anche in territori privi di misurazioni locali.

Il tema riguarda anche l’Italia. All’inizio di settembre, il progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città”, curato da Isde Italia insieme all’Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e alla campagna Città pulite, aveva raccolto dati di Arpa e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente segnalando elementi di preoccupazione sulla qualità dell’aria.

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