Orti di Livorno, il nodo è lo sgombero: la protesta va in Regione
Il pagamento dell’area da parte di Frangerini riapre il rischio di liberazione dei terreni, mentre il Collettivo prepara nuove iniziative politiche e legali.
La mobilitazione per salvare gli Orti urbani di via Goito entra in una fase più delicata. Mentre il costruttore Stefano Frangerini si appresta a completare l’acquisto dei sei ettari, gli attivisti temono che la procedura per liberare l’area possa avanzare prima di una decisione politica sul futuro dello spazio verde.
La risposta del Collettivo sarà su più fronti: resistenza pacifica a un eventuale sgombero, iniziative amministrative e ricorso alla Regione Toscana. La prima tappa annunciata è Firenze, anche se la data della manifestazione non è ancora stata fissata.
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Il pagamento riapre il rischio sgombero
Frangerini ha comunicato di voler versare entro lunedì il saldo per l’area acquistata all’asta alla fine di giugno. L’operazione vale circa 1 milione e 200mila euro; la caparra già versata ammonta invece a circa 100mila euro. Con il perfezionamento dell’acquisto, l’imprenditore conferma dunque l’intenzione di portare avanti il progetto edilizio.
Il versamento, tuttavia, non comporta automaticamente l’immediata disponibilità dei terreni. Per completare il trasferimento dovrà intervenire il tribunale e il costruttore ha chiesto che l’area venga consegnata sgombra. Il suo avvocato ha già sollecitato l’Istituto vendite giudiziarie affinché avvii le procedure necessarie alla liberazione.
Al momento, il Collettivo riferisce di non aver ricevuto alcuna intimazione ufficiale. Resta però l’apprensione per una possibile accelerazione dopo il cambio al vertice della Prefettura: Giancarlo Dionisi lascerà l’incarico il primo novembre e Frangerini ha fatto capire di aspettarsi che il nuovo prefetto affronti anche il tema dello sgombero.
Il Collettivo chiede una scelta al Comune
Gli Orti sono stati ripuliti e occupati 14 anni fa dal Collettivo, che li ha trasformati in uno spazio sociale autogestito. La richiesta degli attivisti è spostare gli indici edificatori previsti dal Piano operativo su un’altra zona, già urbanizzata, così da evitare nuove costruzioni e ulteriore consumo di suolo in via Goito.
Secondo Giovanni Ceraolo, esponente di Usb e tra i promotori della mobilitazione, il perfezionamento dell’acquisto sposta la responsabilità soprattutto sull’amministrazione comunale. Il confronto istituzionale, ha spiegato, è fermo da quindici o venti giorni: non ci sarebbero stati nuovi contatti né con Palazzo Civico né con la Prefettura.
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Ceraolo sostiene che una modifica della localizzazione degli edifici sarebbe già stata utilizzata in passato a Livorno. Il punto, secondo gli attivisti, è capire se il Comune intenda consentire l’edificazione nell’area oppure cercare un’intesa alternativa con il costruttore.
Cortei e ricorsi: la mobilitazione continua
Venerdì 16 ottobre circa un migliaio di persone ha partecipato alla manifestazione in difesa degli Orti. Studenti, docenti e comitati sono partiti da piazza Cavour e hanno raggiunto via Goito, dove si è svolta un’assemblea dedicata ai prossimi passi della vertenza. Durante il corteo è stato ripetuto lo slogan: “Chi semina cemento raccoglie resistenza”.
Nel corso dell’incontro è maturata la proposta di portare la protesta davanti alla Regione Toscana, a Firenze. Ceraolo ha chiesto al governatore Eugenio Giani e alle istituzioni regionali di chiarire se intendano tutelare lo spazio verde oppure sostenere la possibilità di costruire sui terreni.
Sul piano giuridico, il Collettivo ha consultato avvocati e specialisti di urbanistica. Gli attivisti preparano una diffida formale al Comune sul Piano operativo e, qualora venga approvato un piano attuativo, non escludono di rivolgersi al Tar.
Resta inoltre la disponibilità a opporsi in modo pacifico a una possibile liberazione dell’area. Il timore espresso dal Collettivo è che il costruttore possa intervenire prima della conclusione del confronto politico, come accaduto, secondo Ceraolo, nel caso del Bosco Ospizio di Reggio Emilia. La vertenza, ha concluso, non si fermerà alla manifestazione di venerdì: la scelta definitiva spetterà alle istituzioni, insieme alle conseguenze sociali e politiche che ne deriveranno.
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