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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Oristano, ChatGPT nella sentenza: la decisione non è nulla

La Corte d’Appello di Cagliari non ha ravvisato prove che l’algoritmo abbia deciso fatti e valutazioni

Una frase attribuita a ChatGPT è comparsa nella motivazione di una sentenza civile del Tribunale di Oristano. La Corte d’Appello di Cagliari, chiamata a esaminare la richiesta di sospensione dell’esecutività, non ha però ritenuto sufficiente quell’elemento per annullare il provvedimento.

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La valutazione dei giudici

Nel testo della decisione era presente un passaggio rivolto apparentemente a un sistema di intelligenza artificiale: «Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza». La società uscita sconfitta dal giudizio aveva utilizzato quella frase per contestare la regolarità del procedimento e chiedere che la sentenza fosse considerata inesistente oppure nulla.

Secondo i giudici d’appello, tuttavia, il riferimento al chatbot non prova da solo che il magistrato abbia affidato alla macchina l’esame dei fatti, delle prove o delle questioni giuridiche. L’ordinanza è stata emessa in una fase preliminare e non chiude il contenzioso principale.


I limiti dell’intelligenza artificiale

La pronuncia richiama anche l’articolo 15 della legge 132 del 2025. La disposizione mantiene in capo al giudice l’interpretazione e l’applicazione delle norme, oltre alla responsabilità sulle decisioni da adottare.

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L’utilizzo di strumenti automatici per aiutare nella scrittura non viene quindi considerato, da solo, una violazione. Rimane però necessario verificare con attenzione i contenuti prodotti, comprese le citazioni di leggi e sentenze, prima di inserirli in un atto giudiziario.


Le richieste degli avvocati

L’Organismo congressuale forense chiede una disciplina più precisa per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività legali. Tra le esigenze indicate figurano controlli autonomi sui risultati, protezione delle informazioni contenute nei fascicoli e accesso equilibrato alle nuove tecnologie.

L’obiettivo indicato dall’organismo è impedire che l’uso dei sistemi automatici incida sul diritto di difesa o riduca l’indipendenza dei magistrati. La decisione della Corte d’Appello, per ora, stabilisce soltanto che la frase inserita nella sentenza non basta a dimostrare una delega della funzione giudicante.

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