Omicidio Pasolini, nuova inchiesta e vecchi teoremi giudiziari
La Procura di Roma riapre il fascicolo dopo 51 anni, tra materiali già noti e un testimone mai ascoltato
La Procura di Roma ha riaperto il 2 novembre il fascicolo sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto 51 anni fa. L’iniziativa arriva dopo due richieste respinte, nel 2016 e nel 2023, e punta su immagini d’epoca, documenti già esaminati e sulla testimonianza di una persona finora mai sentita.
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Il nuovo fascicolo su Pasolini
Tra le ipotesi da verificare c’è quella secondo cui Pino Pelosi non avrebbe agito da solo. Il punto, tuttavia, è capire se gli elementi disponibili possano davvero sostenere una nuova pista investigativa o se la riapertura nasca ancora una volta dal bisogno di collegare la morte dello scrittore a un disegno più ampio.
Nel tempo, infatti, l’omicidio dell’Idroscalo è stato associato a mandanti, complotti e al contenuto di “Petrolio”, il romanzo pubblicato 17 anni dopo la morte di Pasolini. L’inchiesta avviata nel 2010 era partita anche dalle dichiarazioni di Marcello Dell’Utri sul presunto ritrovamento di un capitolo scomparso dell’opera.
Le indagini sulle stragi
Lo stesso meccanismo, secondo l’impostazione dell’articolo, ricompare nell’inchiesta sulle bombe del 1992-93. Nino Di Matteo ha presentato un esposto contro il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, contestando lo svuotamento del gruppo stragi della Direzione nazionale antimafia e la mancanza di strumenti per approfondire la tesi che collega gli attentati a Silvio Berlusconi e alla nascita di Forza Italia.
A gennaio il giudice per le indagini preliminari ha archiviato il procedimento principale. A giugno è stata chiusa anche la posizione di Dell’Utri, arrivata alla sesta archiviazione. L’ipotesi investigativa è poi riemersa nel processo a Salvatore Baiardo, condannato in passato per avere favorito la latitanza dei fratelli Graviano e ora accusato di calunnia.
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Il processo a Baiardo
Baiardo nega di avere mostrato a Massimo Giletti una fotografia che ritrarrebbe Berlusconi insieme a Giuseppe Graviano. L’immagine non è mai stata trovata. Giletti ha riferito di avere riconosciuto Berlusconi e il generale Francesco Delfino, ma non Graviano; lo stesso Graviano ha definito falsa la ricostruzione.
Nel procedimento vengono ascoltati anche diversi collaboratori di giustizia, trasformando il dibattimento in un nuovo approfondimento sulle stragi. Tra le figure assenti c’è una persona ormai morta, che non può più replicare alle accuse o alle ricostruzioni che la riguardano.
Quando riaprire un caso
Non ogni riapertura giudiziaria è priva di basi. Il caso di Beniamino Zuncheddu lo dimostra: l’uomo ha trascorso quasi 33 anni in carcere prima dell’assoluzione in revisione, dopo la ritrattazione del testimone principale. Quest’ultimo ammise che un poliziotto gli aveva mostrato una fotografia prima del riconoscimento.
Anche a Garlasco le nuove analisi hanno portato a indagare un’altra persona, dopo due assoluzioni e una condanna definitiva. In quel procedimento sono emersi elementi nuovi e una conseguenza concreta per un individuo. Il confine indicato dall’articolo è quindi tra una riapertura destinata a correggere un errore giudiziario e un’indagine mantenuta in vita per confermare una teoria già costruita.
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