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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Diviesti, arrestato un presunto complice dell’omicidio

Il 26enne di Barletta fu trovato morto nell’Alta Murgia dopo cinque colpi e il rogo del corpo

Un pregiudicato di Minervino Murge è stato arrestato per l’omicidio di Francesco Diviesti, il parrucchiere 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile 2025 e ritrovato morto quattro giorni dopo. Gli vengono contestati, tra gli altri, il concorso in omicidio premeditato, l’occultamento e la distruzione del cadavere e il porto abusivo di armi.

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Il ruolo dell’indagato

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe fornito sostegno ai tre presunti assassini già fermati il 26 maggio: un cittadino albanese e due italiani. Il suo contributo sarebbe consistito nel mettere a disposizione aiuti logistici prima e dopo il delitto, compresa la gestione delle armi e delle operazioni per far sparire il corpo.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’operazione è stata condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Bari insieme alla Squadra mobile di Andria. Per la Procura, il delitto sarebbe stato realizzato con modalità mafiose.


La ricostruzione del delitto

Gli investigatori ritengono che Diviesti sia stato coinvolto, la sera della scomparsa, in una lite con alcuni pregiudicati dentro un locale di Barletta. In seguito sarebbe stato trasferito nelle campagne di Canosa di Puglia, in un’area appartata dell’Alta Murgia dove si trovano alcune grotte.

Qui la vittima sarebbe stata colpita da cinque proiettili sparati a breve distanza con due pistole differenti. Il giorno dopo, il cadavere sarebbe stato dato alle fiamme dentro alcuni pneumatici. Per gli inquirenti, il metodo ricorderebbe pratiche già attribuite alla criminalità organizzata attiva nella Bat negli anni Novanta.

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L’ipotesi sul movente

La pista seguita dagli inquirenti collega l’assassinio alla gestione dello spaccio di droga a Barletta. Il cittadino albanese arrestato a maggio avrebbe ordinato l’eliminazione per consolidare il proprio controllo criminale sulla zona, contando sull’appoggio degli altri due presunti esecutori e dell’indagato arrestato ora.

Nel fascicolo sono confluite anche le informazioni di una persona intenzionata a collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni avrebbero aggiunto elementi sulla dinamica del delitto, ritenuti compatibili con gli accertamenti già svolti.


L’indagine tra Italia e Albania

La precedente fase investigativa aveva portato a due ordinanze cautelari e a un sequestro preventivo. L’attività era stata sviluppata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari con la Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, con il supporto di Eurojust.

Nel complesso, 15 persone erano state raggiunte da provvedimenti per accuse diverse: dall’omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso alla tentata estorsione, fino alla detenzione abusiva di armi e al riciclaggio internazionale. Gli accertamenti avevano inoltre individuato un gruppo che trasferiva denaro dall’Italia all’Albania attraverso una società albanese di autonoleggio, con movimentazioni pari a un milione di euro in sei mesi.

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