Oleshky, 1.700 civili intrappolati: la fame corre tra droni e mine
La città occupata sulla riva del Dnipro è quasi distrutta: aiuti ed evacuazioni restano bloccati mentre Mosca e Kiev si accusano a vicenda
A Oleshky la sopravvivenza quotidiana è diventata una corsa contro la fame, le mine e gli attacchi dal cielo. Nella città, che prima dell’invasione contava circa 25mila abitanti, sarebbero rimaste 1.700 persone, tra cui 47 bambini: vivono senza rifornimenti regolari e con soccorsi sempre più difficili da organizzare.
La località si trova sulla sponda sinistra del Dnipro, proprio di fronte a Kherson. La sua posizione l’ha trasformata in una zona di combattimento e, allo stesso tempo, nel centro di una disputa politica e propagandistica: Mosca attribuisce a Kiev il blocco degli aiuti, mentre l’Ucraina accusa le forze russe di impedire le evacuazioni e di tenere gli abitanti intrappolati nel territorio occupato.
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La città stretta tra fame e attacchi
Le Nazioni Unite hanno segnalato carenze molto gravi di cibo e cure mediche. Strade e sentieri sono esposti alla presenza di mine e droni, mentre ambulanze e operatori umanitari non riescono più a raggiungere con continuità le abitazioni. Malati e feriti, in molti casi, non possono essere trasferiti verso aree più sicure.
Un rapporto pubblicato alla fine di giugno indica almeno 29 civili uccisi dall’inizio dell’anno a Oleshky e a Hola Prystan, altro centro situato più a sud lungo il fiume. Il documento cita anche l’attacco del 5 marzo contro persone in attesa di ricevere viveri e quello di maggio, nel quale hanno perso la vita un soccorritore e un uomo accorso per aiutarlo. L’Onu, tuttavia, precisa di non aver potuto stabilire con certezza l’autore di ogni singolo episodio.
Le immagini più recenti mostrano un abitato in gran parte devastato dopo quasi cinque anni di guerra. Secondo i familiari di alcuni residenti, le scorte alimentari sono ridotte al minimo e la fame rappresenta ormai un pericolo concreto, non soltanto una conseguenza della precarietà dei servizi.
Mosca e Kiev si rimpallano le colpe
Per il Cremlino, Oleshky sarebbe sottoposta a un blocco ucraino realizzato attraverso bombardamenti, droni e mine, ostacoli che impedirebbero di ripristinare le infrastrutture essenziali. Il ministero degli Esteri russo sostiene inoltre che gli attacchi contro i convogli umanitari rendano impossibili le consegne.
Vladimir Saldo, alla guida dell’amministrazione regionale russa nel territorio occupato, ha affermato la scorsa settimana che Mosca prenderebbe in considerazione proposte concrete per ridurre i combattimenti e migliorare le condizioni dei residenti. Ha respinto quella che ha definito una «campagna propagandistica internazionale» sul caso Oleshky e ha sostenuto che molti abitanti siano rimasti per scelta propria. Secondo i dati da lui forniti, dall’inizio dell’anno gli attacchi ucraini avrebbero causato 68 vittime civili nel distretto, 29 delle quali in città.
La versione ucraina attribuisce invece alla Russia la responsabilità principale della crisi. Dmytro Lubinets, difensore civico di Kiev, ha dichiarato che le autorità ucraine avrebbero proposto una pausa locale nei combattimenti per consentire l’evacuazione, senza ricevere il via libera russo. Tetiana Hasanenko, responsabile dell’amministrazione municipale trasferita nella parte controllata dall’Ucraina, descrive una città quasi completamente distrutta e abitanti costretti a restare nelle proprie case per non affrontare il rischio di essere colpiti durante la fuga.
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Il ministro degli Esteri ucraino Sybiha ha portato il caso nelle sedi internazionali, sostenendo che chi controlla il territorio debba garantire le condizioni minime per la sopravvivenza della popolazione. Kiev afferma di aver tentato anche consegne di cibo tramite droni, ma accusa le forze russe di averle ostacolate.
Un fronte aperto dal disastro della diga
Oleshky è diventata una posizione avanzata russa dopo la riconquista di Kherson da parte dell’esercito ucraino, nel novembre 2022. Le due sponde del Dnipro sono così rimaste divise tra le linee militari contrapposte: da una parte le forze ucraine, dall’altra quelle russe, con gli abitanti dei due centri esposti a bombardamenti e incursioni.
La situazione è precipitata ulteriormente nel giugno 2023, quando la distruzione della diga di Kakhovka provocò un’enorme inondazione. Mosca e Kiev continuano ad accusarsi reciprocamente, ma un’inchiesta del New York Times, basata su elementi tecnici, ha indicato come più probabile una responsabilità russa. Dall’anno scorso l’isolamento è aumentato a causa della crescita degli attacchi con droni, dei bombardamenti e della diffusione delle mine.
Le posizioni russe dislocate lungo il fiume vengono utilizzate per colpire Kherson. Le autorità ucraine descrivono quegli attacchi come un «safari umano» e accusano i militari russi di prendere deliberatamente di mira i civili. L’Onu, nello stesso tempo, ha confermato la presenza di droni ucraini sull’area controllata dalla Russia, senza però attribuire automaticamente ogni episodio a una sola parte.
Un rapporto di luglio di Human Rights Watch, realizzato attraverso colloqui con residenti riusciti a fuggire, ha confermato l’emergenza umanitaria e riferito di attacchi ucraini protratti nella zona. L’organizzazione ha inoltre rilevato «indizi credibili» della presenza di mine e droni ucraini lungo alcune strade di Oleshky.
Il 25 settembre, un militare della 34ª brigata ucraina ha ammesso a Ukrainska Pravda che le forze di Kiev minano a distanza alcuni percorsi per ostacolare i rifornimenti destinati ai reparti russi. Ha sostenuto, però, che la principale via di collegamento venga lasciata libera per il passaggio dei civili. Nel frattempo, per chi è rimasto in città, il confine tra necessità umanitaria e linea del fronte continua a scomparire.
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