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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Obesità, il 43% degli adulti: la sfida ora parte dai bambini

Le rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità mostrano forti divari territoriali e sociali, mentre una ricerca genetica invita a personalizzare i percorsi per i più giovani.

La fotografia più recente dell’Istituto superiore di sanità non riguarda soltanto il peso degli adulti: in Italia il problema coinvolge anche una quota rilevante di bambini e adolescenti. Nel complesso, il 32% degli adulti supera il peso considerato salutare e il 10% rientra nella fascia dell’obesità, per una percentuale complessiva vicina al 43%.

Le cifre arrivano dalle rilevazioni 2024-2025 condotte attraverso Passi e Passi d’Argento e presentate durante il congresso nazionale della Società italiana dell’obesità, a Palermo. Sul fronte pediatrico, invece, il 19% dei bambini è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità.

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Nei minori non esiste una sola causa

Un’indagine coordinata da Emanuele Miraglia del Giudice, ordinario di Pediatria all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha esaminato il patrimonio genetico di 400 bambini e adolescenti con forme gravi di obesità insorte precocemente. I risultati suggeriscono che peso e età non bastano per stabilire quale percorso possa essere più efficace.

Due giovani con caratteristiche fisiche simili possono infatti avere necessità cliniche differenti. In più della metà dei casi analizzati sono state individuate varianti genetiche rare. Miraglia del Giudice ha spiegato che, per alcuni pazienti, la predisposizione potrebbe dipendere dall’interazione di diversi geni, ciascuno con un impatto limitato ma rilevante quando agiscono insieme.


Il divario cresce con età e territorio

La distribuzione del fenomeno non è uniforme. Le percentuali più alte si registrano nel Mezzogiorno, con Campania, Molise e Calabria tra le aree maggiormente interessate; valori più contenuti emergono invece in Valle d’Aosta, Sardegna e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Anche il genere e l’età incidono. Gli uomini risultano più esposti rispetto alle donne, mentre tra gli over 65 il 41% è in sovrappeso e il 13% è obeso. La condizione pesa soprattutto sulle persone fragili e su chi dispone di minori risorse economiche, confermando il legame tra salute, disuguaglianze e possibilità di accesso alle cure.

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La legge apre una fase decisiva

Dal 2025 l’obesità è riconosciuta in Italia come patologia cronica attraverso la legge 149. Per Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell’Obesità, questo passaggio ha valore soltanto se produce una presa in carico effettiva: «Abbiamo finalmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale».

Roberto Pella, parlamentare che ha seguito il provvedimento, considera il riconoscimento normativo un avvio e non il traguardo conclusivo. Restano da costruire servizi capaci di prevenire, diagnosticare e trattare la malattia in modo accessibile, senza differenze legate al luogo di residenza o alla disponibilità economica.


Prevenzione ancora troppo discontinua

Secondo Buscemi, non è sufficiente affidare alla singola persona il compito di individuare autonomamente una soluzione. Il sistema sanitario dovrebbe riconoscere prima il problema, accompagnare il paziente e garantire un percorso adeguato su tutto il territorio nazionale.

Un’altra criticità riguarda il coinvolgimento dei professionisti sanitari. Valentina Minardi, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss, riferisce che «Meno della metà degli intervistati riferisce di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso», nonostante il consiglio di un operatore possa aumentare la probabilità di adottare abitudini più salutari.

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