Nord Stream, la difesa di Kuznetsov sfida l’accusa: «Fu guerra
Ad Amburgo è iniziato il processo al cittadino ucraino accusato di aver coordinato l’esplosione di tre condotte nel Baltico: l’imputato non ha parlato.
La prima udienza del processo sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream si è concentrata subito sul nodo più delicato: l’esplosione delle condotte fu un crimine di guerra oppure un’operazione militare legittima? La difesa di Serhij Kuznetsov, cinquantenne ucraino accusato di avere guidato il gruppo responsabile dell’attacco, sostiene la seconda tesi.
Davanti al Tribunale regionale superiore anseatico di Amburgo, Kuznetsov ha scelto di non rispondere alle domande. È comparso con giacca e cravatta, capelli rasati e cuffie bianche per seguire la traduzione in ucraino dell’accusa, contenuta in un documento di oltre cento pagine.
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La difesa contesta la natura dell’accusa
Secondo la Procura federale tedesca, nel 2022 l’imputato avrebbe diretto una squadra incaricata di collocare esplosivi sotto il Mar Baltico, provocando la distruzione di tre delle quattro condotte del sistema Nord Stream. Gli inquirenti ritengono che l’operazione sia stata compiuta su incarico delle forze armate ucraine, prima dell’arresto di Kuznetsov in Italia.
Uno dei suoi tre legali ha però descritto i gasdotti come uno strumento di finanziamento e di pressione politica e militare della Russia. A suo giudizio, colpire un’infrastruttura capace di generare profitti per Mosca avrebbe quindi rappresentato un obiettivo bellico ammissibile, non un attentato. Gli avvocati sostengono inoltre che Kuznetsov, essendo un ufficiale ucraino, non può deporre senza l’autorizzazione dell’esercito: per questo, hanno affermato, è costretto a «difendersi con le mani legate».
Tra i difensori figura anche l’avvocato penalista italiano Nicola Canestrini, che punta all’assoluzione. La linea della difesa potrebbe avere conseguenze anche sul piano politico, perché il procedimento rischia di riflettersi sull’immagine dell’Ucraina.
In aula il silenzio dell’imputato
Durante la lettura dell’atto d’accusa, Kuznetsov è rimasto in silenzio e ha seguito l’interprete scuotendo di tanto in tanto la testa. Agli osservatori è sembrato calmo; all’ingresso ha fatto un breve saluto militare rivolto al pubblico e ha sorriso verso i giudici, mostrando di voler sottolineare il proprio legame con l’esercito.
Alla fine dell’udienza, durata circa due ore, alcune donne tra il pubblico gli hanno rivolto il gesto del cuore con le mani. Altri presenti hanno mostrato tre dita, richiamo al tridente dello stemma ucraino, mentre un uomo ha alzato il pugno. Kuznetsov ha risposto con un sorriso ai saluti.
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Il ruolo attribuito agli ucraini
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sempre negato il coinvolgimento del proprio Paese. La ricostruzione tedesca, tuttavia, indica che alcuni responsabili ucraini avrebbero saputo dell’attività del gruppo incaricato dell’operazione.
Roman Tscherwinskyj, ex membro dei servizi segreti ucraini considerato dagli investigatori tedeschi il coordinatore dell’azione contro Nord Stream 2, ha detto che Kuznetsov aveva prestato servizio nella sua unità e che, al momento delle esplosioni, era ai suoi ordini. In un’intervista a Radio Svoboda ha sostenuto che non spetta necessariamente allo Stato o alle forze armate ucraine chiarire chi abbia commissionato l’operazione. A suo avviso, se fosse stata Kiev a distruggere il gasdotto, si sarebbe trattato di «un obiettivo legittimo».
Anche il primo ministro polacco Donald Tusk aveva espresso una posizione simile l’anno scorso, sostenendo che il problema per i Paesi dell’Europa orientale non fosse la distruzione di Nord Stream 2, ma la sua stessa costruzione. In questo quadro si colloca anche la vicenda di Volodymyr Zhuravlev, sommozzatore accusato di avere preso parte al sabotaggio: catturato in Croazia, è ancora in attesa dell’estradizione in Germania, che la Polonia in passato non avrebbe avuto interesse a favorire.
Le condotte e il calendario del processo
Al momento delle esplosioni, alla fine di settembre del 2022, Nord Stream 1 era già stato utilizzato per trasportare il gas russo verso la Germania, anche se Mosca aveva interrotto le forniture. Nord Stream 2, invece, non era mai entrato in funzione a causa dello scoppio della guerra. La distruzione cancellò comunque un’infrastruttura che avrebbe potuto assicurare importanti ricavi a Gazprom e, indirettamente, alimentare le risorse della Russia.
All’udienza hanno assistito circa 150 giornalisti accreditati, arrivati da diversi Paesi, tra cui Ucraina, Stati Uniti, Russia e Cina. Davanti al tribunale, l’organizzazione civica ucraina Vilni Hamburg ha manifestato sostegno a Kuznetsov e ha indicato la Russia come il vero responsabile dei crimini di guerra.
Il dibattimento riprenderà alla fine di ottobre. Altre udienze sono già state fissate fino alla fine di gennaio 2027. Nel procedimento potrebbero emergere anche i presunti contatti ai vertici di Kiev: secondo alcune inchieste giornalistiche, Zelensky e Valerij Zalužnyj, ex comandante dell’esercito ucraino e oggi ambasciatore a Londra, potrebbero essere stati informati dei piani.
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