Netanyahu primo, ma senza maggioranza in Israele
La coalizione del premier ottiene 53 seggi, mentre i partiti arabi ne conquistano 19 e restano 650mila schede da verificare
Benjamin Netanyahu ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni israeliane, ma il suo schieramento non dispone della maggioranza necessaria per governare. Il blocco guidato da Gadi Eisenkot si è fermato a 48 seggi.
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Il peso politico di Netanyahu
A 77 anni, Benjamin Netanyahu ha trascorso quasi 19 degli ultimi 30 anni alla guida del governo israeliano. Dal 2009 i suoi avversari sono riusciti a sostituirlo una sola volta, dopo quattro elezioni senza esito svoltesi in circa due anni; trascorsi 18 mesi, il leader del Likud era tornato al potere.
La campagna elettorale si è svolta mentre il premier doveva difendersi da accuse di corruzione di lunga data, che ha sempre respinto. Su di lui sono ricadute anche le critiche per le carenze dell’intelligence che avevano consentito ai militanti guidati da Hamas di lanciare il loro attacco.
I numeri ancora da confermare
I risultati completi sono attesi tra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre. Restano infatti da esaminare circa 650mila schede, pari al 14% del totale, raccolte con il sistema della doppia busta e provenienti soprattutto da militari, riservisti e diplomatici.
Questi voti comprendono anche quelli espressi in strutture speciali, tra basi militari, ospedali, carceri e ambasciate. Nelle consultazioni precedenti avevano favorito il fronte del premier. Per questo la ripartizione dei seggi potrebbe ancora subire variazioni, anche se il vantaggio iniziale di Netanyahu è già delineato.
Le trattative per il governo
La Knesset conta 120 deputati e per ottenere la fiducia servono 61 seggi. Nessuno dei due principali schieramenti può raggiungere autonomamente quella soglia: il presidente Isaac Herzog dovrà quindi affidare l’incarico esplorativo al leader ritenuto più adatto, con Netanyahu indicato come candidato principale dopo il primo posto del Likud.
Il capo dello Stato ha chiesto ai partiti di non trascinare il Paese verso una nuova votazione. «Una cosa deve essere chiara, e l’ho detto già prima delle elezioni: dobbiamo fare tutto il possibile per evitare di dover ricorrere a un’ulteriore tornata elettorale. Riceverò i risultati ufficiali la settimana prossima e inizierò le consultazioni: mi aspetto che chiunque venga qui si presenti con apertura mentale», ha detto Herzog dopo la chiusura dello scrutinio.
Il sistema proporzionale rende decisivi i partiti più piccoli. In passato, i negoziati per costruire una coalizione sono durati settimane o mesi; se nessun accordo fosse possibile, si tornerebbe alle urne. Eisenkot ha già espresso contrarietà a questa ipotesi, anche alla luce dell’alta partecipazione al voto.
Le ipotesi sul blocco di destra
Netanyahu punta a costruire un esecutivo ampio collocato a destra e vuole impedire che i partiti arabi diventino determinanti. Nella notte elettorale aveva indicato il Likud come primo partito e aveva chiesto la formazione di un governo nazionale forte, senza il sostegno delle formazioni arabe.
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Secondo Sergio Della Pergola, il premier potrebbe provare a convincere alcuni parlamentari esterni al suo schieramento, oppure un’intera componente, a sostenere l’esecutivo. Una soluzione di questo tipo potrebbe prevedere l’esclusione dal governo dell’ala più radicale legata a Itamar Ben Gvir e la nascita di un’alleanza di centrodestra più larga.
Nel frattempo Netanyahu ha rilanciato l’ipotesi di un esecutivo sostenuto da Eisenkot e dai partiti arabi come rischio da evitare. Ha contestato le parole pronunciate da Osama Saadi, candidato della Lista Unita, che aveva dedicato il risultato ai palestinesi di Gaza, della Giudea e Samaria e di Gerusalemme, oltre a elogiare i palestinesi e i detenuti definiti terroristi dal premier.
La composizione della Knesset
Il Likud guidato da Netanyahu ha ottenuto 26 seggi, mentre Yashar, la formazione di Eisenkot, ne ha conquistati 21. La Lista Unita e Insieme, il cartello associato a Lapid e Bennett, dispongono entrambe di 12 rappresentanti.
Seguono i Democratici di Golan con 8 seggi, Israel Beitenu di Lieberman con 7, Ra’am con 7, Ebraismo della Torah Unito con 7, Otzma Yehudit di Ben Gvir con 7 e Shas con 7. Sionismo Religioso, guidato da Smotrich, ha ottenuto 6 seggi.
Nel complesso, i due partiti arabi hanno raggiunto quota 19, un risultato favorito anche dalla partecipazione record registrata tra i cittadini arabi, che rappresentano circa il 20% della popolazione israeliana. La loro presenza potrebbe incidere sulle future alleanze, nonostante il rifiuto espresso da Eisenkot durante la campagna di governare con il loro appoggio.
Il possibile stallo
Le prime proiezioni avevano lasciato intravedere un esito diverso, con Eisenkot davanti a Netanyahu, ma il conteggio ha poi consegnato la prevalenza al premier uscente. Yohanan Plesner, presidente dell’Israel Democracy Institute, ha definito l’esito iniziale una pesante battuta d’arresto per la coalizione di Netanyahu, precisando però che Eisenkot non è emerso come vincitore netto.
Il margine può ancora cambiare con l’inserimento delle schede speciali. Anche in assenza di modifiche decisive, il blocco vincitore dovrà comunque cercare alleati per superare quota 61. Se le trattative si prolungassero, Netanyahu potrebbe restare alla guida del governo durante la fase di transizione, fino alla formazione di una nuova coalizione o a eventuali elezioni anticipate.
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