Nessy resta il nodo: il governo teme il mancato rilascio
Dopo la condanna, l’esecutivo distingue tra responsabilità individuali e rapporti con l’Egitto, mentre Tajani invita ad attendere l’ultimo giudizio
La vicenda giudiziaria riapre una questione delicata per l’Italia: il governo considera la condanna rivolta a singole persone, non alle istituzioni egiziane, ma teme che le conseguenze possano riguardare anche Nessy e il suo possibile rilascio.
Tajani separa persone e Stato
Antonio Tajani ha chiarito che la decisione dei giudici non deve essere letta come una sanzione contro l’Egitto nel suo complesso. «La condanna non è contro l’Egitto. Aspettiamo l’ultimo grado di giudizio», ha affermato, richiamando la necessità di attendere la conclusione dell’iter giudiziario.
La posizione espressa dal ministro punta dunque a distinguere le responsabilità degli individui dal rapporto con lo Stato egiziano. Su questo passaggio, però, il governo mantiene una linea prudente e non considera ancora chiusa la vicenda.
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Il rilascio di Nessy preoccupa
A pesare ora è soprattutto l’incertezza sulla sorte di Nessy. L’esecutivo teme che la condanna possa tradursi in un mancato rilascio, rendendo ancora più complesso il quadro già delicato dei rapporti con l’Egitto.
Nel frattempo, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sono arrivate dichiarazioni pubbliche sul caso. Il silenzio di Palazzo Chigi si affianca così all’invito di Tajani ad aspettare l’ultimo grado di giudizio prima di trarre conclusioni definitive.
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