Nato, il timore di Varsavia: cosa accadrebbe dopo la prima vittima
Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski chiede agli alleati di definire una risposta comune alle operazioni russe che minacciano il territorio europeo.
Il punto di svolta, secondo Varsavia, sarebbe una vittima provocata da un’azione russa sul territorio dell’Alleanza. Finora droni, incursioni nello spazio aereo, sabotaggi e attacchi informatici hanno alimentato l’allarme tra i Paesi confinanti con la Russia, ma senza una risposta militare collettiva.
Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri polacco, sostiene però che la Nato debba prepararsi anche allo scenario più grave: un’operazione ibrida capace di causare morti. A suo giudizio, gli alleati dovrebbero chiarire in anticipo quale reazione adottare e stabilire quando Mosca abbia superato una soglia non più accettabile.
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La soglia che preoccupa Varsavia
Polonia ed Estonia hanno già chiesto consultazioni ai sensi dell’articolo 4 della Nato dopo violazioni dello spazio aereo attribuite a droni e aerei da combattimento russi. Per Sikorski, questo passaggio dimostra che le procedure attuali potrebbero non bastare se gli episodi dovessero provocare vittime.
Il ministro ha ricordato che l’articolo 5, cioè la clausola di difesa reciproca in caso di attacco armato contro uno Stato membro, è stato applicato una sola volta. A richiederne l’attivazione furono gli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, compiuti da al-Qaeda. Non esiste invece una formula automatica per classificare un’azione ibrida come attacco armato.
“Quando potremo stabilire che i russi si sono spinti troppo oltre? È una questione di giudizio. Non esiste una definizione predefinita e condivisa”, ha osservato Sikorski, senza indicare quale risposta dovrebbe scattare nel caso ipotetico di una persona uccisa.
Droni, sabotaggi e reti clandestine
L’allarme riguarda una serie di episodi che i governi dell’Europa settentrionale e orientale collegano a una strategia russa per indebolire il sostegno all’Ucraina. Tra gli elementi citati figurano incursioni aeree, azioni contro infrastrutture, sabotaggi e attacchi informatici rivolti a obiettivi europei.
Il 20 settembre il primo ministro polacco Donald Tusk aveva riferito al Parlamento che i servizi di informazione europei consideravano probabile, nei mesi successivi, un attacco russo con droni o missili contro il territorio della Nato. Pochi giorni dopo, i responsabili dell’intelligence militare di Svezia e Lettonia, Thomas Nilsson e Normunds Mežviets, avevano segnalato un possibile passaggio dagli attacchi dimostrativi a operazioni mirate contro trasporti e infrastrutture logistiche.
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Secondo le valutazioni svedesi e lettoni, Mosca potrebbe impiegare droni commerciali modificati con l’obiettivo di generare paura tra i civili. In Estonia, invece, il controspionaggio ha denunciato il reclutamento di persone residenti in Europa, tra camionisti, studenti e cittadini russi vulnerabili a pressioni, incaricate di fotografare nodi ferroviari o appiccare incendi.
Le contromisure suggerite alla Nato
Sikorski ha chiesto agli alleati europei di aumentare il costo politico e diplomatico delle attività attribuite al Cremlino. Tra le misure indicate figurano la chiusura dei consolati russi ancora operativi, limiti agli spostamenti dei diplomatici e una riduzione complessiva del personale di Mosca, strada già seguita dalla Polonia.
“Ho chiuso i consolati, ma altri Paesi ne hanno ancora”, ha affermato il ministro, sostenendo anche l’obbligo di un passaporto biometrico per i cittadini russi diretti nell’Unione europea. Sikorski ha inoltre appoggiato una diminuzione dei visti turistici concessi ai cittadini russi: l’anno scorso ne sarebbero stati rilasciati quasi 500.000.
Il quadro si è aggravato anche sul piano spaziale. Il 9 ottobre il Comando spaziale tedesco ha reso noto che quattro satelliti militari russi avrebbero seguito e disturbato un satellite radar della società finlandese Iceye, impiegato per raccogliere informazioni utili all’Ucraina e agli alleati occidentali.
Il 12 ottobre Michal Koudelka, alla guida dei servizi segreti cechi, ha avvertito che la frustrazione russa potrebbe tradursi in “operazioni significativamente più rischiose” nei Paesi Nato. Tra gli scenari citati compaiono azioni contro stabilimenti e depositi di armi destinati all’Ucraina, oltre a possibili iniziative militari limitate lungo i confini dell’Alleanza per verificarne la coesione.
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