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Attualità 3 min di lettura43 min fa

Montenegro nell’Ue, il traguardo si allontana: pesa la Croazia

Bruxelles rinuncia a indicare il 2026 come termine per chiudere i negoziati con Podgorica, mentre Zagabria presenta otto richieste legate alle ferite delle guerre balcaniche.

Il percorso del Montenegro verso l’Unione europea subisce una battuta d’arresto proprio quando sembrava vicino a una svolta. Nel documento finale del vertice di Bruxelles è sparito il riferimento alla possibile chiusura dei negoziati entro il 2026, così come quello alla preparazione definitiva del Trattato di adesione.

A frenare l’accelerazione sarebbe stata soprattutto la Croazia, che ha legato il proprio via libera alla soluzione di diverse controversie bilaterali con Podgorica. Il contrasto non riguarda soltanto le riforme richieste per entrare nell’Ue, ma anche il peso irrisolto delle guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia.

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Il 2026 scompare dal documento

Nelle versioni preliminari delle conclusioni, i leader europei avrebbero dovuto sostenere l’obiettivo di completare entro la fine del 2026 tutti i capitoli negoziali ancora aperti, a condizione che il Montenegro attuasse le riforme necessarie. Era prevista anche un’accelerazione nella stesura dell’accordo di adesione.

Il testo approvato nella notte tra giovedì e venerdì ha invece adottato una formula molto più prudente. Il Consiglio europeo si limita a prendere atto dell’intenzione della presidenza irlandese di lavorare alla chiusura provvisoria dei capitoli rimanenti, subordinandola all’applicazione degli interventi richiesti a Podgorica. Non viene indicata alcuna scadenza e non si parla del completamento del trattato.

La decisione ridimensiona le aspettative del Paese balcanico, considerato da tempo il candidato più avanti nel processo di adesione. Il Montenegro utilizza l’euro dal 2002 per scelta unilaterale, ha presentato la domanda nel 2008 e negli ultimi due anni ha impresso una maggiore velocità al percorso grazie alle riforme interne. Ad aprile, i governi dei 27 Stati membri avevano autorizzato l’avvio della redazione del futuro trattato.


Zagabria mette sul tavolo otto nodi

Il governo croato ha fatto sapere di aver contestato una conclusione europea troppo favorevole all’ingresso ravvicinato del Montenegro. Andrej Plenković avrebbe illustrato ai colleghi otto questioni che, secondo Zagabria, Podgorica deve affrontare prima di ottenere il consenso croato alla conclusione dei negoziati.

Le richieste erano già state inviate ai partner europei in un documento trasmesso lunedì. La Croazia sostiene che la fiducia tra i due Paesi non possa consolidarsi senza affrontare le conseguenze ancora aperte del conflitto. Nel testo, Plenković ha scritto: «La Croazia si augura sinceramente di voltare pagina su questo doloroso capitolo della nostra storia condivisa e costruire una relazione che guardi al futuro col Montenegro».

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Tra i punti indicati da Zagabria c’è il caso del campo di prigionia di Morinj, dove circa 300 prigionieri di guerra croati furono detenuti e maltrattati tra l’ottobre 1991 e l’agosto 1992. La Croazia chiede il riconoscimento dei crimini, il pagamento dei danni e l’installazione di una targa commemorativa nel luogo di detenzione.


Dalle persone scomparse ai confini

Podgorica dovrebbe inoltre contribuire a chiarire la sorte di 14 cittadini croati scomparsi durante la guerra e favorire il ritrovamento dei loro resti. Per Zagabria, la vicenda rappresenta ancora un problema umanitario irrisolto.

Sul tavolo figurano anche le controversie sui confini terrestri e marittimi, le richieste di risarcimento avanzate da famiglie croate alle quali furono confiscate proprietà durante il conflitto e la restituzione dell’imbarcazione Jardan. Questioni storiche e territoriali si sono così intrecciate con il negoziato europeo.


L’allargamento teme nuovi rallentamenti

La posizione croata ha provocato malumori tra diversi governi. L’Italia di Giorgia Meloni continua a indicare l’adesione dei Paesi balcanici come una priorità, mentre la Germania di Friedrich Merz avrebbe cercato di convincere Zagabria a risolvere rapidamente le dispute bilaterali, per evitare che il blocco sul Montenegro contagiasse l’intero processo.

Quel tentativo non ha prodotto, almeno per ora, un risultato. Resta inoltre da capire se altri Stati abbiano sfruttato la posizione croata per rallentare in modo discreto l’allargamento, tema diventato più delicato con l’avvicinarsi delle elezioni previste nel 2027 in alcuni Paesi decisivi, tra cui la Francia.

Anche la Commissione europea ha mostrato maggiore cautela. A inizio ottobre ha proposto una strategia di preadesione che, tra le altre cose, manterrebbe l’Ucraina fuori dal mercato agricolo comune e sottoporrebbe ogni nuovo Stato membro a un monitoraggio rafforzato per 15 anni. Il caso montenegrino conferma così quanto le questioni bilaterali e le preoccupazioni interne ai Paesi dell’Ue possano incidere sui tempi dell’allargamento.

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