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Egitto, la condanna non basta: Nessy Guerra resta nascosta con la figlia

La sentenza contro Tamer Hamouda non cambia il destino di Nessy Guerra e della figlia Aisha.

La sentenza contro Tamer Hamouda non cambia il destino di Nessy Guerra e della figlia Aisha. L’ex marito della giovane sanremese è stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per le minacce rivolte al viceconsole onorario italiano in Egitto, ma secondo la donna sarebbe attualmente irreperibile.

Madre e bambina continuano così a vivere in condizioni riservate, mentre il rientro in Italia resta bloccato. Su Guerra grava una pena di sei mesi per adulterio, diventata definitiva dopo il passaggio in appello, e alla figlia non è consentito lasciare il Paese.

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La pena non porta Hamouda in carcere

Il tribunale di Hurghada ha aggiunto alla condanna una sanzione di 10mila sterline egiziane, pari a circa 170 euro. Il procedimento riguarda l’episodio ai danni di Orazio Gioacchini, viceconsole onorario italiano, che aveva denunciato l’uomo dopo le minacce ricevute.

Secondo il racconto di Guerra, Hamouda avrebbe raggiunto la struttura che ospita il consolato insieme alla madre. In quell’occasione avrebbe minacciato di far sparare alle gambe a Gioacchini se non gli fosse stata consegnata una somma di denaro. L’arresto era scattato il 9 giugno, ma dopo undici giorni l’uomo era tornato libero pagando una cauzione.

La giovane ritiene possibile che anche la nuova decisione giudiziaria non conduca a una detenzione immediata: se rintracciato, Hamouda potrebbe infatti chiedere un’altra cauzione. La pronuncia non è definitiva e l’ex marito può ancora impugnarla davanti ai giudici d’appello.


Guerra vive nascosta e attende una soluzione

La posizione della donna resta legata alla condanna per adulterio, arrivata a febbraio dopo una denuncia presentata dall’ex marito. La pena comprende sei mesi di carcere con lavori forzati; ad aprile il verdetto è stato confermato in secondo grado e la difesa ha poi presentato ricorso in Cassazione. Guerra ha sempre negato di aver commesso il reato contestato.

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Da mesi la Farnesina segue il caso e ha sollecitato le autorità egiziane a individuare una strada che permetta a madre e figlia di tornare in Italia. I legali della sanremese hanno inoltre chiesto un sostegno italiano per ottenere la grazia dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

A rendere più delicata la situazione contribuiscono anche le minacce che Hamouda avrebbe continuato a rivolgere all’ex moglie. Nei primi giorni di ottobre avrebbe pubblicato su TikTok diversi video, arrivando a chiedere che la donna fosse lapidata. Guerra, già costretta a ridurre al minimo gli spostamenti per paura di essere arrestata, non ha quindi ancora una prospettiva certa di rientro a Sanremo.


La bambina resta al centro della disputa

Parallelamente procede la causa sull’affidamento di Aisha. Al momento la responsabilità della bambina è stata assegnata alla nonna materna, Fiorella Mazza, ma il divieto di espatrio imposto alla minore non è stato cancellato dalla condanna dell’ex marito.

La prossima udienza è stata calendarizzata per il 7 dicembre, dopo il rinvio dell’appuntamento previsto il 7 ottobre. In quella sede il giudice non aveva autorizzato l’incontro tra Hamouda e la figlia in tribunale, poiché la difesa aveva manifestato timori per la sicurezza della piccola.

Il procedimento sull’affidamento e quello relativo alla posizione di Guerra restano dunque intrecciati alla vicenda penale dell’ex marito. Anche se la condanna per le minacce rappresenta un nuovo passaggio giudiziario, per la giovane e per Aisha la possibilità di rientrare insieme in Italia rimane ancora incerta.

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