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Lavoro nero, il dato che smentisce Meloni: +298mila dal 2022

Nel 2024 le unità di lavoro irregolari hanno raggiunto 3,27 milioni, mentre l’occupazione regolare è cresciuta molto meno e il tasso di irregolarità è salito al 13,1%.

Il lavoro nero è aumentato proprio nell’anno in cui il governo Meloni ha cancellato il Reddito di cittadinanza: nel 2024 le unità di lavoro irregolari sono arrivate a 3,27 milioni, con un incremento di 145mila persone e del 4,6% in dodici mesi. Nello stesso periodo, il lavoro regolare è avanzato soltanto dell’1,6%, sostenuto dai dipendenti mentre gli autonomi sono diminuiti.

Il confronto con il 2022, anno dell’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, rende il quadro ancora più netto: gli irregolari sono 298mila in più e la quota di lavoro non regolare è passata dal 12,5% al 13,1%. In pratica, oltre un lavoratore su otto opera fuori dalle regole.

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Il dato mette in difficoltà la narrazione del

L’andamento registrato dall’Istat indebolisce la tesi secondo cui la soppressione del sussidio avrebbe favorito l’emersione del lavoro sommerso. Nel marzo 2023 Meloni sosteneva che il Reddito di cittadinanza “ha fatto proliferare il nero”, collegando la sua abolizione alla possibilità di ridurre il fenomeno.

I numeri disponibili non provano che la cancellazione del Reddito di cittadinanza abbia causato l’aumento dell’irregolarità. Mostrano però che non si è verificato il risultato opposto, spesso indicato dalla maggioranza come una conseguenza attesa della riforma. Dal 2022 in poi, infatti, la serie è cresciuta dai 2,98 milioni del 2021 ai 3,13 milioni del 2023, fino a superare quota 3,27 milioni nel 2024.

Anche la revisione degli obiettivi concordata dal governo nell’ambito del PNRR offre un elemento di contesto. Alla fine del 2023 l’esecutivo ha ottenuto da Bruxelles la rimozione del traguardo che prevedeva una riduzione di 2 punti percentuali del lavoro nero rispetto al 2020. Al suo posto sono stati inseriti impegni relativi ai controlli, al rafforzamento dei centri per l’impiego e alla creazione di un portale nazionale.


Dipendenti irregolari in forte crescita

L’aumento più consistente riguarda i lavoratori dipendenti, la cui irregolarità ricade principalmente sulle responsabilità dei datori di lavoro. Nel 2024 questa componente ha raggiunto 2,39 milioni di unità, 121.800 in più rispetto all’anno precedente, pari a una crescita del 5,4%.

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Sono saliti anche gli autonomi non regolari, arrivati a 881mila. L’incremento annuo è stato di 23.400 unità, cioè del 2,7%. Il risultato complessivo si colloca quindi in una fase in cui il numero totale degli occupati ha superato i 24 milioni, ma una parte rilevante della crescita si è accompagnata all’espansione del lavoro irregolare.


Agricoltura e servizi restano le aree più esposte

L’incremento interessa quasi tutti i comparti, con variazioni particolarmente visibili in alcuni settori. In agricoltura il tasso di irregolarità è salito dal 17,6% al 18,4%, mentre nelle costruzioni ha raggiunto il 13,6%, con un aumento di 0,8 punti percentuali.

La situazione più critica continua a riguardare i servizi alla persona, compreso il lavoro domestico: qui la quota di attività irregolari è arrivata al 41,4%, nove decimi di punto in più rispetto al 2023. Nel commercio, nei trasporti, negli alberghi e nella ristorazione il tasso si è attestato al 15,5%, mezzo punto oltre il dato dell’anno precedente.


Cresce il valore prodotto dal sommerso

All’aumento delle unità di lavoro irregolari corrisponde anche una maggiore ricchezza generata fuori dai circuiti regolari. Nel 2024 il valore aggiunto associato al lavoro nero è salito a 80,3 miliardi di euro, con una crescita di 3,1 miliardi.

È invece diminuita la componente legata alla sotto-dichiarazione, cioè ai ricavi non comunicati al fisco o ai costi gonfiati dalle imprese per ridurre il reddito imponibile. Questo valore è passato da 108,2 a 107,6 miliardi di euro.

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