Montecarlo, tre ore in commissariato per seguire la cena di Keren Ayeshod
Un inviato del Fatto è stato identificato e trattenuto mentre cercava di documentare l’evento privato organizzato a Monaco da una storica realtà sionista
L’accesso era riservato a pochi invitati, ma proprio il tentativo di osservare dall’esterno la cena di Keren Ayeshod ha portato un giornalista del Fatto a trascorrere circa tre ore tra controlli, fotosegnalazioni e commissariato. La serata si è svolta all’Hotel de Paris di Montecarlo, in una sala sottoposta a un rigido servizio di sicurezza.
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Il controllo è iniziato in piazza
Il giornalista è arrivato nella zona centrale del principato poco dopo le 18, quando mancava circa un’ora all’appuntamento. I due accessi dell’albergo erano sorvegliati da numerosi addetti e l’ingresso, riservato a una platea selezionata di grandi finanziatori e personalità influenti, non era possibile senza invito.
Dopo aver realizzato alcune fotografie e brevi riprese a distanza, l’inviato è stato avvicinato da una pattuglia. Ha mostrato il documento d’identità e la tessera professionale, fornendo anche le informazioni sulla testata per cui lavora. Il primo accertamento è durato circa quaranta minuti e ha incluso domande sui suoi dati personali e sulle generalità dei genitori, spiegate dagli agenti con la necessità di escludere eventuali omonimie.
Dalla piazza al commissariato
Alla domanda su un possibile illecito, al giornalista sarebbe stato risposto che non era consentito fotografare un avvenimento privato. L’inviato ha replicato di trovarsi in uno spazio pubblico e ha chiesto se potesse rimanere sul posto senza avvicinare gli ospiti: secondo quanto riferito, gli è stato inizialmente dato il via libera a questa condizione.
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Poco dopo, però, è intervenuta una seconda pattuglia. Gli agenti hanno comunicato che dall’interno dell’albergo era arrivata una segnalazione e hanno sostenuto che l’area non fosse pubblica, bensì appartenente al casinò. Dopo un confronto con un superiore, il giornalista è stato accompagnato in commissariato; nel frattempo erano già trascorse le 21.30.
Identificazione completa e attesa
Nel commissariato il telefono gli è stato tolto temporaneamente. Due ispettrici, descritte come giovani e disponibili, hanno proceduto a un controllo dettagliato delle informazioni anagrafiche e familiari. Sono poi state eseguite le fotografie segnaletiche e la rilevazione completa delle impronte digitali, con un ulteriore passaggio in una piccola cella.
In seguito l’inviato è stato trasferito nella sala d’attesa e ha potuto riprendere a usare il cellulare. Non gli è stato tuttavia consentito di uscire prima delle 23, orario indicato come conclusione della cena. Keren Ayeshod, fondata nel 1920 per sostenere la nascita dello Stato di Israele, raccoglie fondi destinati a Israele ed è considerata una delle organizzazioni sioniste più antiche e influenti a livello internazionale.
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