Modena, sette famiglie chiedono nuove indagini sui delitti
Reperti conservati per decenni, tra capelli e una pietra insanguinata, potrebbero essere esaminati con tecniche forensi più recenti
Sette famiglie hanno chiesto di riaprire le indagini sui dieci omicidi attribuiti al cosiddetto Mostro di Modena, consumati tra il 1983 e il 1995. La richiesta è stata depositata in Procura dall’avvocata Barbara Iannuccelli.
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Un solo assassino resta un’ipotesi
L’esistenza di un unico responsabile non è mai stata dimostrata. Nel 1995 Francesco Fazio, allora docente di medicina legale all’Università di Modena, aveva esaminato i dieci fascicoli senza trovare elementi sufficienti per collegare tutti i delitti a un serial killer.
Le vittime avevano però alcuni tratti ricorrenti. Nella maggior parte dei casi erano giovani lavoratrici del sesso, spesso alle prese con problemi di dipendenza. Gli investigatori e la magistratura non hanno escluso che gli omicidi possano essere indipendenti, mentre l’ipotesi di una stessa mano è rimasta una pista mai verificata.
I reperti da esaminare
L’attenzione degli inquirenti si concentra oggi sul materiale custodito negli archivi di Medicina legale. Tra gli oggetti mai analizzati con gli strumenti attuali ci sono tre capelli trovati nella mano di una vittima e una pietra con tracce di sangue, ritenuta l’arma di uno degli omicidi.
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Anche il caso di Filomena Gnasso potrebbe beneficiare di nuovi esami. La donna, uccisa il 15 novembre 1983, presentava sul corpo tracce che all’epoca non erano interpretabili; secondo Iannuccelli, le tecniche scientifiche disponibili oggi potrebbero consentire una nuova lettura di quegli elementi. I familiari di Gnasso sono entrati tra i sette gruppi che hanno affidato all’avvocata l’iniziativa per ottenere la riapertura del fascicolo.
I dieci omicidi a Modena
Gnasso potrebbe essere stata la prima vittima collegata alla serie. Fu trovata nel quartiere Sacca di Modena con cinque ferite da coltello, dopo essere uscita per consegnare denaro a una persona per conto del compagno. Il suo caso, così come quello di Antonietta Sottosanti, assassinata nel 1990 a 29 anni, è stato tuttavia considerato di dubbia attribuzione perché diverso dagli altri.
Nel 1985 il termine “Mostro di Modena” iniziò a circolare dopo la morte di Donatella Guerra, 22 anni, colpita con un punteruolo. Nello stesso anno Giovanna Marchetti fu uccisa con una pietra. In seguito morirono Marina Balboni, 21 anni, strangolata con una sciarpa; Claudia Santachiara, 24 anni, e Fabiana Zuccarini, 21 anni, entrambe strangolate; Anna Abbruzzese, 32 anni, e Annamaria Palermo, ventenne, accoltellate. L’ultimo caso fu quello di Monica Abate, 32 anni, strangolata a Modena nel 1995.
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