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Attualità 1 min di lettura9 ore fa

Minori, l’81,1% chiede pene più severe: il nodo delle famiglie

La rilevazione di Only Numbers sugli scontri e i saccheggi del 17 ottobre registra anche il giudizio sull’integrazione dei giovani di seconda e terza generazione.

Il nuovo decreto sicurezza varato dal governo si inserisce in un clima favorevole alla revisione delle pene per i minori: il 73,7% degli intervistati ritiene infatti necessario intervenire sia sull’età imputabile sia sulle sanzioni previste.

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L’integrazione resta un punto aperto

La stessa rilevazione evidenzia una valutazione critica sul percorso dei giovani italiani di seconda e terza generazione. Per il 62,1% del campione, il processo di integrazione non può ancora considerarsi concluso.

I dati arrivano da un sondaggio realizzato da Only Numbers e illustrato da Alessandra Ghisleri su La Stampa. L’indagine prende in esame anche le reazioni agli scontri e ai saccheggi del 17 ottobre.


Famiglie chiamate a rispondere

Il tema della responsabilità non riguarda soltanto i ragazzi coinvolti. L’82,5% degli intervistati sostiene che, per i danni provocati, debbano essere chiamati in causa anche genitori, familiari o tutori.

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Resta però una differenza marcata tra le fasce d’età. A livello nazionale, l’81,1% si dichiara favorevole a un aumento delle sanzioni per i minorenni, mentre tra gli intervistati fra 18 e 24 anni il consenso scende al 56,1%.


Il dato sui fermati divide

A pesare maggiormente nella lettura degli episodi è l’età dei partecipanti: circa l’80% delle persone fermate era minorenne. Per il 64,8% del campione, questo rappresenta l’elemento centrale della vicenda.

Tra i giovani adulti il dato assume un rilievo ancora maggiore: nella fascia compresa tra 18 e 24 anni, infatti, la quota di chi considera determinante l’età dei fermati raggiunge il 79,3%. Accanto alla richiesta di pene più dure, il 33,6% indica infine nei percorsi educativi e nei lavori socialmente utili obbligatori alcune delle risposte più efficaci.

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