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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Minori e social, Bruxelles rinvia le leggi nazionali

La Commissione Ue chiede dodici mesi di attesa per coordinare le norme e accelerare il regolamento europeo

La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di rinviare per 12 mesi le nuove leggi nazionali sui social rivolte ai minori. La decisione può fermare anche l’iter italiano sul divieto di accesso per i più giovani.

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L’impatto sul disegno di legge italiano

Il provvedimento italiano, identificato con il numero 1136, è fermo da oltre un anno in attesa dei pareri del governo. La proposta aveva però raccolto consensi trasversali: Fratelli d’Italia, con Lavinia Mennuni, aveva sollecitato il Parlamento ad approvarla, trovando l’appoggio anche del Partito democratico e di Italia Viva.

Nei giorni scorsi da Palazzo Chigi era emersa la posizione di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non avrebbe assunto un atteggiamento contrario al divieto per i giovanissimi, senza tuttavia esprimere un sostegno esplicito alla chiusura dei loro profili sui social. L’Italia figura tra i Paesi che hanno già comunicato alla Commissione i propri progetti normativi, insieme a Slovenia, Belgio e Francia.


La linea della Commissione europea

La richiesta di sospensione è stata illustrata da Thomas Regnier, portavoce della Commissione. Bruxelles vuole evitare che ogni Stato stabilisca soglie d’età e obblighi differenti, rendendo più difficile l’applicazione delle regole comuni. «Non frammenteremo il nostro mercato interno», ha affermato Regnier, spiegando che discipline diverse nei singoli Paesi renderebbero quasi impossibili i controlli.

La Commissione intende ora accelerare i negoziati tra Consiglio e Parlamento europeo sul regolamento denominato Kids act. Regnier ha chiarito che l’obiettivo è concentrare il lavoro sul testo comune e garantirne un’applicazione efficace, prima di consentire nuove iniziative legislative nazionali. La Grecia, primo Paese europeo ad approvare un divieto per i minori, aveva fatto da apripista; anche l’Austria ha presentato una proposta analoga.

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Le critiche delle associazioni familiari

La scelta di Bruxelles è stata contestata dalle associazioni che sostengono il divieto e partecipano alla class action contro Meta e TikTok per i potenziali danni subiti dai minori. Tra queste c’è il Moige, Movimento genitori italiani, il cui direttore generale Antonio Affinita ha definito grave il rinvio deciso dalla Commissione.

«Di fatto è impedito di legiferare in attesa di un provvedimento europeo», ha dichiarato Affinita, sostenendo che la tutela della salute pubblica dovrebbe rimanere nella competenza degli Stati. Il Moige guarda con perplessità anche al Kids act, soprattutto per la soglia fissata a 13 anni.

L’associazione ha individuato otto punti problematici nel regolamento in discussione. Tra questi indica l’assenza di responsabilità economiche, penali e civili per i danni causati ai minori, un controllo genitoriale giudicato facilmente aggirabile e poco comprensibile per chi non è esperto, oltre a misure di sicurezza considerate insufficienti per le piattaforme. Restano inoltre dubbi sulle sanzioni previste.

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