Milano, Travaglio attacca: «Così Putin torna credibile»
Il giornalista contesta le accuse sulla presunta regia russa negli scontri milanesi e richiama le conclusioni riferite dal capo dei servizi al Copasir.
La tesi di un coinvolgimento russo negli scontri di Milano, sostenuta da alcuni esponenti del governo tra cui Guido Crosetto, viene respinta da Marco Travaglio. Durante Accordi & Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi sul Nove, il direttore del Fatto Quotidiano ha definito quelle ricostruzioni controproducenti per la stessa comunicazione occidentale.
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Nessuna prova indicata al Copasir
Travaglio ha richiamato l’audizione al Copasir di Valensise, indicato come capo dei servizi segreti. Secondo quanto riferito dal giornalista, in quella sede sarebbe stato chiarito che non risultano elementi in grado di dimostrare l’esistenza di influenze straniere sugli episodi di Milano.
Il punto, per Travaglio, è la distanza tra le affermazioni dei politici e le valutazioni di chi dispone degli strumenti per analizzare le informazioni. «Quando finiscono di parlare i chiacchieroni, cioè i politici, parlano quelli che sanno», ha osservato nel corso della trasmissione, riferendosi proprio alle parole pronunciate davanti al comitato parlamentare.
L’accusa che rafforza Mosca
A suo giudizio, attribuire automaticamente a Vladimir Putin ogni evento controverso finisce per rendere meno credibili anche le accuse fondate. Il giornalista ha sostenuto che l’eccesso di ricostruzioni non dimostrate può spingere l’opinione pubblica a considerare la propaganda occidentale persino meno affidabile di quella russa.
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Per rendere l’idea dell’assurdità attribuita a questo meccanismo, Travaglio ha evocato con ironia il caso di Garlasco: «Ora manca che sui pedali di Garlasco trovino il Dna di Putin». La battuta è arrivata dopo il passaggio in cui aveva definito «un regalo a Putin gigantesco» l’insistenza su una responsabilità russa priva, secondo lui, di riscontri.
Il rischio dell’allarme continuo
Il ragionamento si è chiuso con un paragone legato alla favola del pastorello che grida al lupo. Travaglio ha avvertito che, dopo numerosi allarmi rivelatisi infondati, le persone potrebbero smettere di credere anche alle notizie vere.
«Anche se trovassero un episodio provato di guerra ibrida russa, non ci crederebbe più nessuno», ha concluso. La sua critica non riguarda quindi soltanto il caso milanese, ma l’effetto cumulativo di accuse ripetute senza prove rese pubbliche: secondo il giornalista, proprio questa pratica finirebbe per riabilitare la propaganda di Mosca.
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