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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Siher e la rivolta di Milano: la pista dei complici resta aperta

Gli investigatori analizzano il ruolo del trentenne italo-marocchino, i suoi contatti e le tracce digitali emerse dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre.

Il nodo principale dell’indagine è capire se Youssef Siher abbia agito in autonomia oppure dentro una struttura più ampia. Una fonte informata sugli accertamenti lo ritiene tecnicamente in grado di organizzare l’attività contestata, ma sottolinea anche le numerose tracce lasciate online: elementi che, secondo questa ricostruzione, difficilmente sarebbero sfuggiti a un servizio straniero esperto.

Gli investigatori valutano inoltre la compatibilità del suo profilo con una forma di guerra ibrida, nella quale un singolo soggetto si inserisce in una protesta già avviata. Questo, però, non dimostrerebbe l’esistenza di una regia esterna. Restano da verificare anche eventuali collegamenti con Italia in piazza, che nei fine settimana precedenti aveva lanciato appelli alla mobilitazione.

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Le tracce politiche lasciate online

Nei suoi interventi pubblici Siher avrebbe sostenuto posizioni molto radicali sulla questione palestinese. Tra i contenuti attribuitigli figurano messaggi sulla lotta armata, slogan legati all’intifada e un commento, pubblicato dopo la morte di un riservista italo-israeliano, traducibile come «Sia lodato Dio».

In un articolo apparso su Miccia Mag, l’operazione Diluvio al-Aqsa veniva presentata come un’azione rivoluzionaria contro il colonialismo. In un altro testo, dedicato alle morti di Abderrahim Fakir, Abderrahim Mansour e Ramy Elgaml, Siher aveva denunciato il passaggio del razzismo da linguaggio politico a pratica istituzionale e securitaria.

Un anno prima, dopo gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti pro Palestina alla stazione Centrale di Milano, aveva scritto un messaggio dal tono minaccioso: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete». I quotidiani di centrodestra lo hanno descritto, proprio sulla base di questi materiali, come un propagandista dell’intifada globale.


Dal telefono alle mappe sequestrate

L’inchiesta sarebbe partita dall’esame delle attività digitali del trentenne, fino a quel momento poco noto alle forze dell’ordine. L’Aisi lo avrebbe individuato osservando i suoi profili, mentre Polizia postale e Digos sarebbero risalite al gestore della pagina Instagram attraverso la collaborazione di Meta.

Il dispositivo telefonico avrebbe condotto gli investigatori al quartiere Corvetto, dove Siher si trovava ospite di un’attivista favorevole alla causa palestinese. La sua reazione, secondo gli accertamenti, sarebbe stata di sorpresa davanti alla presenza della polizia. Le perquisizioni hanno poi coinvolto anche le abitazioni dei genitori a Mazzano e Gavardo, nel Bresciano.

Durante le operazioni sarebbero stati sequestrati computer e altri apparecchi elettronici. In uno dei dispositivi gli investigatori avrebbero trovato un documento con tre possibili punti di incontro per una successiva manifestazione: piazza Cordusio, piazza Virgilio e largo Greppi. Altri materiali conterrebbero istruzioni per aggredire gli agenti.

Il blitz è arrivato dopo che la pagina aveva cancellato i luoghi di raccolta già diffusi, scegliendo di comunicare le piazze soltanto all’ultimo momento. Secondo gli inquirenti, la modifica avrebbe potuto servire a rendere più difficile l’intervento delle forze dell’ordine.


La rete tra Alba nascente e 2Generazione

Già nel 2024 gli apparati di sicurezza italiani avrebbero segnalato Alba nascente, associazione della quale Siher risulta presidente e rappresentante legale. Il gruppo sarebbe stato osservato per la presunta diffusione, in alcune comunità musulmane europee, di messaggi riconducibili a Hamas, al Fronte popolare per la liberazione della Palestina e alla Fratellanza musulmana.

Le informazioni raccolte dagli investigatori descrivono anche precedenti frequentazioni di centri sociali, dalle quali Siher sarebbe stato allontanato per posizioni considerate anticomuniste e antifemministe. A lui vengono attribuite inoltre vicinanze con ambienti iraniani e contatti con settori dell’intelligence algerina. Le stesse fonti, tuttavia, non stabiliscono un rapporto tra queste relazioni e la nascita del Movimento 17 ottobre.

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Tra le piste analizzate compare anche 2Generazione, sigla rivolta ai giovani delle comunità immigrate. Il gruppo ha diffuso sui social un manifesto di 9 pagine, comparso nello stesso periodo della chiusura dell’account personale di Siher. Un passaggio del documento — «Non vogliamo essere semplicemente rappresentati. Vogliamo rappresentarci da soli» — è stato accostato a un suo scritto sul caso Fakir.

Gli investigatori hanno notato somiglianze anche tra il percorso indicato dal manifesto, dal disagio sociale alla costruzione politica fino alla mobilitazione, e quello illustrato in un saggio pubblicato il 26 gennaio 2026. Il collegamento, però, è ancora oggetto di verifica.


Studi, lavori e accuse contestate

Siher ha una formazione maturata tra comunicazione e scienze politiche. Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, ha conseguito una laurea in Comunicazione e una magistrale alla Statale di Milano. Durante gli anni universitari è entrato nel Senato accademico e ha contribuito alla nascita di un’associazione degli studenti musulmani.

Nel suo percorso professionale figurano un impiego come assistente di biblioteca, alcuni mesi da addetto alle consegne per Glovo e, da gennaio, un incarico presso Mercor, società statunitense impegnata nell’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale. Sarebbe stato il primo lavoro stabile del trentenne.

Ha collaborato anche con diverse testate, pur senza risultare iscritto all’Albo dei giornalisti. Nel 2022 aveva firmato un articolo per Il Foglio; in seguito, dopo uno stage, ha scritto una sessantina di pezzi per il sito del Fatto Quotidiano. Nel 2024 ha lavorato come ricercatore borsista per l’Ispi, che ha poi precisato di non aver più avuto rapporti professionali con lui.

Viene citata infine una collaborazione con un canale satellitare vicino a Hezbollah, identificato da alcune ricostruzioni in Al Mayadeen English. Le testate con cui aveva collaborato hanno preso le distanze dalla sua figura dopo l’arresto.


L’accusa dopo gli scontri di ottobre

La procura di Milano considera Siher il possibile regista del Movimento 17 ottobre, ma secondo le fonti di intelligence avrebbe cercato di assumere un ruolo di guida soltanto dopo le devastazioni del 17 e 18 ottobre. L’ipotesi è dunque quella di un intervento successivo all’esplosione della protesta, non necessariamente di una pianificazione originaria degli scontri.

La pm Francesca Crupi gli contesta l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e dall’impiego di strumenti informatici. A questa contestazione si aggiunge l’articolo 420 bis del nuovo decreto legge, relativo alla violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche.

Siher è stato arrestato, mentre la moglie risulta indagata a piede libero per gli stessi reati. Gli accertamenti devono ancora stabilire se il trentenne coordinasse una rete strutturata, se avesse collaboratori e quale peso concreto abbia avuto nella preparazione o nella gestione delle iniziative finite nel mirino degli investigatori.

Tra le descrizioni raccolte sul suo conto compare anche quella di «un esponente di spicco dell’Islam politico». Si tratta di una valutazione investigativa che dovrà essere confrontata con gli elementi acquisiti nel procedimento e con gli eventuali sviluppi sulle responsabilità individuali.

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