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Attualità 3 min di lettura21 ott

Milano sotto pressione: il governo annuncia misure, il Pd resta fermo

Il nuovo decreto Sicurezza non convince, mentre tra responsabilità del governo e primarie milanesi il centrosinistra continua a rinviare le decisioni.

A Milano la domanda non riguarda soltanto quali misure verranno adottate, ma soprattutto chi intenda assumersi la responsabilità di affrontare una situazione che ha dimensioni più ampie di quelle cittadine. La risposta del governo, finora, appare affidata soprattutto a nuovi provvedimenti e ad annunci non sempre coordinati tra loro.

Giorgia Meloni continua a essere il principale punto di riferimento dell’esecutivo, anche perché i suoi ministri mostrano spesso posizioni difficili da ricondurre a una linea comune. La premier, pur essendo lontana da chi scrive sul piano politico, ha finora tenuto insieme una squadra che si è dimostrata tutt’altro che compatta. Ma la sua esposizione personale non sembra più sufficiente a compensare le contraddizioni della maggioranza.

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Un governo che parla con voci diverse

Palazzo Chigi ha approvato l’ottavo decreto Sicurezza dall’inizio della legislatura. L’introduzione di nuovi reati, in parte riferiti a comportamenti già disciplinati, rischia però di appesantire ulteriormente il lavoro dei tribunali senza incidere sui problemi che hanno alimentato la tensione a Milano. Il bilancio dei precedenti provvedimenti, secondo questa lettura, non offre elementi per attendersi risultati differenti.

Nella stessa giornata, Matteo Salvini ha escluso l’esistenza di una regia mirata a destabilizzare l’ordine pubblico, mentre i magistrati impegnati nelle indagini avrebbero individuato proprio questo elemento. Una distanza così netta tra il giudizio politico e quello degli inquirenti non contribuisce a fare chiarezza.

Antonio Tajani ha inoltre prospettato l’impiego di militari, anche se una decisione di questo tipo dovrebbe essere illustrata dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Resta poi senza risposta il motivo per cui la sicurezza non possa essere affrontata innanzitutto attraverso la polizia: mancano uomini oppure preparazione? In entrambi i casi il quadro sarebbe preoccupante. Intanto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che avrebbe il compito istituzionale di intervenire direttamente, non appare al centro della comunicazione pubblica.

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Schlein deve sciogliere il nodo

Sul fronte dell’opposizione, Elly Schlein non ha ancora assunto una posizione precisa sui fatti milanesi. L’attesa è particolarmente forte anche tra quanti hanno contribuito alla sua elezione alla guida del Partito democratico, perché il centrosinistra sembra più concentrato sulle proprie dispute interne che sulla costruzione di un’alternativa al governo.

A questo si aggiunge il rinvio delle primarie per individuare il candidato alla successione di Beppe Sala. A Milano il percorso sarebbe pronto, ma dal Nazareno continuano a frenare, in attesa di trovare un equilibrio nazionale sulla leadership. Nel prossimo fine settimana, a Montepulciano, è previsto il vertice dell’area interna che sostiene Schlein: l’auspicio è che da quell’incontro emerga la consapevolezza che ostacolare le primarie nella principale capitale economica italiana potrebbe allontanare ulteriormente un elettorato poco incline ad accettare direttive calate da Roma.

Il rinvio appare ancora meno comprensibile se si considera che, salvo errori clamorosi del centrosinistra, la conferma della coalizione a Palazzo Marino viene considerata probabile. Ma Milano non può essere chiamata a rispondere di problemi che superano le competenze del sindaco. Sala può essere criticato per le sue scelte amministrative, non per una materia come la sicurezza, che dipende dal governo e coinvolge anche il prefetto.

Le proteste, inoltre, hanno radici nazionali e internazionali e non possono essere ricondotte soltanto alla gestione comunale. Milano ha spesso garantito risorse e opportunità al resto del Paese; ora avrebbe bisogno di un sostegno serio, coordinato e motivato. Le misure annunciate finora, insieme alla confusione tra i ministri e all’attesa del centrosinistra, non sembrano ancora offrire questa garanzia.

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