Milano, primarie e fondi opachi nel mercato immobiliare
La proposta riguarda controlli sui proprietari reali, rivendite speculative e rapporti tra Comune e operatori privati
A Milano si propone di portare i fondi immobiliari opachi al centro del confronto politico in vista delle prossime primarie. L’obiettivo è rafforzare i controlli sui soggetti che operano con il Comune e sui capitali impiegati nelle operazioni edilizie.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Verifiche sui proprietari reali
Una delle proposte riguarda i requisiti di idoneità morale e professionale richiesti nelle procedure pubbliche. Oggi, secondo l’analisi riportata, questi controlli riguardano il rappresentante legale della società, ma non necessariamente i proprietari o i beneficiari ultimi dell’operazione.
Ne deriverebbe una situazione nella quale il legale rappresentante può risultare estraneo a fallimenti, condanne per mafia o riciclaggio, violazioni fiscali e misure di prevenzione, mentre tali precedenti potrebbero riguardare il proprietario effettivo. La richiesta è quindi di estendere gli stessi accertamenti anche ai beneficiari ultimi, per evitare che la struttura societaria diventi uno schermo per eventuali prestanome.
Il limite alle rivendite rapide
Un secondo intervento riguarda i fondi che acquistano immobili o diritti edificatori per rivenderli dopo un periodo breve. La proposta prevede che il Comune riceva una quota del guadagno ottenuto dalla successiva cessione, quando l’aumento di valore dipende dall’operazione urbanistica o finanziaria.
La partecipazione dell’amministrazione dovrebbe diminuire nel tempo, passando dal 50% al 15% sulla parte di prezzo superiore alla soglia stabilita per il bene. In caso di rivendita entro i primi 5 anni, una quota del maggior valore resterebbe così alla città, secondo un meccanismo già ipotizzato per lo stadio San Siro e sostenuto dal Comitato Antimafia.
Contratti con il Comune
Per i normali rapporti tra Palazzo Marino e soggetti privati — concessionari, acquirenti o aggiudicatari di bandi — viene proposta l’adeguata verifica rafforzata. Non basterebbe più una semplice autocertificazione con nome e cognome dei titolari effettivi.
Nei contratti e nelle convenzioni urbanistiche dovrebbe essere inserito l’obbligo di documentare la correttezza delle dichiarazioni sulla proprietà. Questo permetterebbe di valutare meglio il rischio di riciclaggio e di individuare elementi utili anche per il contrasto all’evasione dei tributi statali.
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I dati sugli immobili milanesi
L’attenzione nasce anche da uno studio in corso di Transcrime-Università Cattolica. Secondo i dati citati, il 6,4% dei circa 3,5 milioni di immobili presenti a Milano e provincia sarebbe riconducibile a proprietari di primo livello stranieri.
Almeno l’1,2%, pari a circa 45 mila immobili, risulterebbe invece collegato a proprietari residenti in giurisdizioni considerate ad alto rischio. Dopo un primo passaggio in Paesi europei come Lussemburgo, Svizzera e Cipro, la catena societaria può proseguire attraverso Delaware, Malta, Isole Cayman, Isole Vergini Britanniche, Emirati Arabi, Cina o Russia, rendendo difficile distinguere i capitali illeciti da quelli inseriti nel circuito finanziario legale.
Il precedente dello stadio
Il tema era emerso anche durante la trattativa sulla vendita dello stadio San Siro. L’avvocato Toffoletto, consulente del Comune, aveva chiesto documenti capaci di dimostrare chi controllasse realmente i soggetti coinvolti.
La verifica, aveva spiegato, avrebbe richiesto l’esame degli accordi tra investitori e società di gestione e delle istruzioni relative alle singole decisioni finanziarie. La documentazione, però, era riservata e le squadre non ne avevano consentito la consultazione.
Le regole già introdotte
Milano aveva introdotto misure antiriciclaggio nel 2014. Nel dicembre 2019 il Consiglio Comunale aveva inoltre approvato una proposta per chiedere l’identificazione dei titolari effettivi a chiunque sottoscrivesse un contratto con la Pubblica Amministrazione.
La tesi sostenuta è che questi strumenti non siano sufficienti e debbano essere accompagnati da prove documentali, controlli estesi ai proprietari reali e regole capaci di limitare i guadagni derivanti da rapide operazioni immobiliari.
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