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Attualità 2 min di lettura2 nov

Campo largo, più fondi senza riforme non salvano la sanità

L’aumento della spesa al 7,5% del Pil viene giudicato insufficiente senza una revisione del rapporto tra pubblico e privato.

Il campo largo deve riformare la sanità pubblica, non limitarsi a incrementarne i finanziamenti. L’aumento delle risorse, senza un cambio di modello, rischierebbe di mantenere in vita le stesse criticità.

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I cittadini esclusi dalle cure

Secondo l’analisi, circa 6 milioni di persone non riescono oggi ad accedere alle cure. Altre 44 milioni, più di due italiani su tre, sono costrette a sostenere direttamente una parte delle spese sanitarie nonostante l’articolo 32 della Costituzione e l’esistenza del Servizio sanitario nazionale.

La progressiva privatizzazione avviata negli anni Novanta avrebbe indebolito sia il diritto alla salute sia la rete pubblica. Il risultato, sostiene il testo, è un sistema nel quale il ricorso al privato cresce mentre il servizio universale perde capacità di risposta.


Più risorse, ma con un nuovo modello

L’incremento della spesa sanitaria fino al 7,5% del Pil, proposto dal Partito democratico, viene considerato utile soltanto se accompagnato da riforme strutturali. Versare altri fondi nell’organizzazione attuale, senza correggerne le distorsioni, significherebbe finanziare nuovamente le trasformazioni che hanno ridotto il peso del pubblico.

La proposta indicata per la coalizione è articolata in tre passaggi: riconoscere che per milioni di persone i diritti costituzionali non sono garantiti, dichiarare l’intenzione di cambiare direzione e destinare subito nuove risorse alle emergenze più evidenti. L’obiettivo finale dovrebbe essere una sanità gratuita, equa e accessibile in tutto il Paese, dal Nord al Sud, insieme a politiche capaci di prevenire e ridurre le malattie.


Il confronto dentro la coalizione

Il nodo non viene individuato soltanto nelle differenze tra le componenti moderate, progressiste e di sinistra. La preoccupazione principale riguarda l’assenza di una linea condivisa e il rischio che, per costruire l’alleanza, si scelgano intese superficiali lasciando invariato il declino del servizio pubblico.

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Il Partito democratico, da un lato, dovrebbe rivedere l’impostazione mantenuta per anni sulla privatizzazione e sulla sostenibilità della spesa. Le altre forze, dall’altro, dovrebbero offrire una soluzione politica che consenta al partito di cambiare posizione senza rinunciare a obiettivi chiari per gli elettori.


Pubblico e privato da ripensare

Il testo propone di definire, anche attraverso una relazione organica, un rapporto meno contraddittorio tra strutture pubbliche e private, tutela dei diritti e interessi economici. L’aumento della spesa, accompagnato da incentivi fiscali al privato e dal contemporaneo sottofinanziamento del pubblico, rischierebbe infatti di aggravare i problemi di sostenibilità.

Tra le ipotesi richiamate c’è una lettura diversa del principio di sostenibilità, fondata anche sugli articoli 9 e 41 della Costituzione. Nel dibattito, si osserva, questa possibilità non sarebbe stata affrontata con sufficiente attenzione neppure da Verdi, Sinistra italiana e Movimento 5 Stelle.

L’obiettivo indicato per il campo largo è quindi salvaguardare il Servizio sanitario nazionale e rendere effettivo l’articolo 32. Per sostenere la discussione viene segnalato anche il libro “Salviamo la sanità. Una riforma necessaria per garantire il diritto di tutti”, pubblicato da Castelvecchi nel 2024.

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