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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Milano, nella chat di Siher meno dell’1% messaggi violenti

La procura contesta l’organizzazione di proteste non autorizzate, ma nessun utente del canale risulta identificato durante gli scontri

La chat Telegram riconducibile a Youssef Siher contiene 99 messaggi favorevoli alla violenza su 10.026 analizzati. La gip Tiziana Landoni decide oggi, 28 ottobre, sulla richiesta di misure cautelari per il 30enne bresciano.

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I numeri della conversazione

Secondo l’analisi dei contenuti, i messaggi violenti rappresentano lo 0,99% del totale. Ventitré interventi incitano apertamente alla violenza, 35 la approvano, 14 la indicano come possibile proposito e 27 ne discutono in forma ipotetica o ironica.

Nel gruppo compaiono anche 21 messaggi di condanna esplicita della violenza, riconducibili a 11 utenti. Nessuna delle persone che partecipavano al canale risulta però individuata tra i protagonisti delle proteste violente dei giorni scorsi.

La procura sostiene che Siher abbia creato una rete digitale cresciuta da 6.153 iscritti al 22 ottobre fino a oltre 11 mila al momento del fermo. Per gli inquirenti, una parte degli aderenti sarebbe stata pronta a usare la forza contro il “Sistema”.


Le contestazioni della procura

Nella richiesta di custodia, tuttavia, non emergerebbero messaggi firmati da Siher con ordini di aggredire le forze dell’ordine, colpire persone, devastare negozi o assaltare edifici. Alcuni utenti avrebbero scritto di voler distruggere banche, incendiare istituti di credito o colpire ripetitori Rai, ma quei contenuti non risultano pubblicati dall’amministratore del canale.

Tra gli elementi citati figurano anche frasi di aspra critica politica contro il governo e il decreto sicurezza. Un altro testo, intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, forniva indicazioni su come affrontare le manifestazioni e proteggerne i partecipanti, includendo felpe con cappuccio, occhiali, kefiah e guanti come riparo dai lacrimogeni.

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Gli stessi pubblici ministeri descrivono gli obiettivi del documento: esprimere dissenso, coinvolgere più persone e tutelare chi prende parte alle proteste. La cancellazione dei luoghi degli appuntamenti e la successiva comunicazione di nuove destinazioni vengono invece interpretate come la preparazione di una manifestazione senza autorizzazione.


Il racconto di un iscritto

Tra gli utenti più attivi c’è Zante, 24 anni, studente universitario e persona con disabilità costretta sulla sedia a rotelle. Ha pubblicato 1.148 messaggi, pari all’11% dell’attività complessiva del canale, e ha spiegato di essere arrivato al gruppo dopo aver trovato la pagina Instagram collegata.

«Il fulcro non era certo fare una rivolta violenta, ma protestare contro il carovita. In modo duro, ma non violento», ha detto Zante. Il giovane ha aggiunto di non conoscere Siher né le persone che gestivano la chat.

Sul contenuto dei suoi interventi, Zante ha dichiarato: «Non credo di aver scritto niente di compromettente, ma spero di non vivere in un’epoca in cui si rischiano guai solo per aver scritto messaggi».

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