231notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Milano, minacce social e poi il dietrofront: la pagina ammette la provocazione

Dopo le devastazioni nel centro città, una pagina Instagram ha diffuso nomi e indirizzi per poi sostenere che si trattasse di una provocazione.

Il messaggio sembrava annunciare una sorta di caccia ai presunti responsabili degli scontri di Milano, con tanto di nomi, indirizzi e riferimenti ai quartieri dove cercarli. Poco dopo, però, la stessa pagina Instagram ha ridimensionato tutto, sostenendo che si trattasse di una provocazione e accusando altri profili di aver rilanciato il contenuto senza verificarlo.

Offerta del giorno18 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 74 giorni
*********


Prima le minacce, poi la smentita

La pagina “Cori beceri 4.0”, seguita da oltre 20mila persone, aveva pubblicato un elenco di nominativi e dati personali, invitando gli utenti ad aggiungere nuove informazioni. Nel messaggio compariva anche una minaccia rivolta ai presunti partecipanti alle violenze e alle loro famiglie: «Molti sappiamo chi sono, nome, cognome e indirizzo, vi prenderemo uno per uno a partire dai genitori per proseguire con voi».

In una storia successiva venivano citati Affori e Comasina, con l’invito a raggiungere alcune persone per affrontarle. Il testo menzionava l’eventuale presenza della polizia e aggiungeva: «Quindi niente armi, niente lame, bastano le mani in caso di difesa». In seguito è comparso un messaggio di senso opposto, nel quale la pagina affermava che tutto fosse già concluso e che non fossero mai state organizzate ronde. La stessa comunicazione sosteneva inoltre che «qualcuno ci è cascato in pieno», contribuendo a diffondere la storia.


Il rischio delle ritorsioni online

Al di là delle intenzioni dichiarate in un secondo momento, la pubblicazione di nomi e indirizzi ha alimentato un clima di intimidazione. L’accostamento tra persone indicate online, famiglie e luoghi di residenza può infatti spingere a iniziative private prima che siano accertate eventuali responsabilità, oppure diventare uno strumento per provocare nuove polemiche.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

I contenuti sono comparsi dopo la giornata di violenze che ha colpito il centro di Milano. La manifestazione contro il caro vita e l’aumento dei carburanti era degenerata con il coinvolgimento di gruppi di giovanissimi: durante gli scontri sono state lanciate pietre, bottiglie e bombe carta, mentre alcune vetrine e parti dell’arredo urbano sono state danneggiate o incendiate.


Un bilancio ancora provvisorio

Le prime informazioni parlano di circa 60 persone fermate, più della metà minorenni, e di almeno 25 feriti. Nessuno di questi ultimi sarebbe in condizioni gravi. Le ricostruzioni iniziali descrivono gruppi composti da giovani con origini diverse, arrivati dalle periferie milanesi, dall’hinterland e da altre province.

Le categorie utilizzate nel dibattito pubblico, tuttavia, non consentono da sole di stabilire chi abbia partecipato alle devastazioni. Proprio per questo, l’identificazione di presunti responsabili attraverso i social e la diffusione dei loro dati personali aggiunge un ulteriore elemento di tensione a una situazione già segnata dagli scontri.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere