Milano, il rebus delle rivolte: Meloni chiede risposte ai servizi
La premier valuta l’ipotesi di una regia esterna, ma attende prove; nel governo restano posizioni diverse sul possibile ruolo della Russia nella mobilitazione online.
La domanda ora riguarda ciò che potrebbe esserci stato dietro gli scontri di Milano: protesta spontanea o mobilitazione amplificata da soggetti esterni? Giorgia Meloni non intende indicare responsabilità precise senza conferme, ma ha chiesto all’intelligence di verificare rapidamente l’ipotesi di una possibile operazione di destabilizzazione.
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L’indagine parte dai social
Le prime verifiche si concentrano sulla circolazione degli appelli e sui meccanismi con cui sono stati rilanciati. Le relazioni preliminari dei servizi avrebbero individuato segnali di amplificazione della protesta: messaggi diffusi attraverso le piattaforme digitali per portare più persone in strada. A rendere più complesso il lavoro investigativo è l’uso di canali difficili da ricondurre ai promotori originari.
Tra gli elementi esaminati c’è anche il volantino del Movimento 17 ottobre, che indica di volta in volta gli appuntamenti del fine settimana. Gli specialisti stanno analizzando flussi di comunicazione, algoritmi e programmi automatici, cercando eventuali collegamenti con modelli già osservati in altri contesti europei. Per ora, tuttavia, non è stata fornita una prova definitiva di un coinvolgimento straniero.
Il governo si divide sulla Russia
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di una possibile forma di guerra ibrida, cioè di un’azione ostile condotta con strumenti diversi da quelli militari tradizionali. A suo giudizio, TikTok, YouTube e le altre piattaforme possono diventare mezzi per influenzare una protesta. «Non si può affermare che siano stati i russi a mandare degli adolescenti a spaccare le vetrine di Milano», ha precisato però Palazzo Chigi.
Matteo Piantedosi ha sostenuto la necessità di approfondire la pista. Il ministro dell’Interno ha osservato che, dietro un’apparente partecipazione spontanea di molti giovani, potrebbero esserci forme di coordinamento e un tentativo di alterare l’ordine pubblico. Ha inoltre collegato il tema al fatto che Italia, Francia e Spagna saranno chiamate al voto il prossimo anno, mentre Mosca ha commentato le tensioni registrate nei tre Paesi.
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Matteo Salvini ha invece respinto l’idea di una cabina di regia russa: «Ho letto cose strambe, i russi. No, basta». Roberto Vannacci ha attribuito la responsabilità a realtà presenti sul territorio, citando collettivi studenteschi, centri sociali, black bloc, maranza e baby gang. Le sue conclusioni, dunque, si collocano lontano dalla lettura internazionale avanzata da Crosetto e Piantedosi.
Meloni aspetta prove concrete
La presidente del Consiglio, durante il vertice dedicato alla sicurezza, ha chiesto agli apparati informativi di fornire elementi in tempi brevi. La sua posizione resta prudente: secondo Meloni, soltanto la disponibilità di «elementi certi» consentirebbe di attribuire pubblicamente eventuali responsabilità a soggetti esterni.
La premier ha anche contestato il titolo «Andateli a prendere», pubblicato dal Manifesto sotto una fotografia che mostrava le forze dell’ordine mentre inseguivano un giovane per le strade di Milano. A suo giudizio, le immagini dei disordini non descrivono una semplice protesta legata al costo della vita. Nel governo, intanto, si parla di una forma di violenza nuova, che richiederà analisi specifiche per comprenderne organizzazione e finalità.
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