Milano, il coltello e la “curiosità”: perché il 18enne resta in cella
Il gip ha confermato il carcere per il giovane arrivato dal Bresciano, mentre per gli altri arrestati arrivano domiciliari, comunità e nuove verifiche familiari.
Il caso del neomaggiorenne trovato con una lama da 15 centimetri è uno dei più delicati tra quelli esaminati dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre 2026. Il giovane, arrivato dal Bresciano e accusato anche per l’assalto a un negozio Foot Locker, resterà in carcere: per la giudice esistono elementi di rischio nonostante l’assenza di precedenti condanne.
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La lama pronta all’uso pesa sull’ordinanza
La gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha convalidato la custodia cautelare per il ragazzo, nato in Tunisia e accusato di resistenza pluriaggravata oltre che di devastazione e saccheggio. Secondo l’ordinanza, il coltello pieghevole, lungo 15 centimetri, era nella tasca destra dei pantaloni, in una posizione che ne avrebbe consentito un impiego immediato.
Durante l’interrogatorio il 18enne ha detto di essere andato in centro con alcuni amici «per soddisfare un desiderio di curiosità». La giudice, tuttavia, considera possibile che il suo arrivo dalla provincia di Brescia non sia stato casuale. A suo carico risultano inoltre segnalazioni per rapina e furto, pur senza precedenti penali.
Il timore di nuove mobilitazioni
Nella valutazione delle esigenze cautelari, la gip richiama anche il rischio che il giovane possa lasciarsi nuovamente coinvolgere da contenuti diffusi sui social, capaci di alimentare la partecipazione a iniziative violente. Per questo, secondo la decisione, gli arresti domiciliari non sarebbero una misura sufficiente.
Il provvedimento si inserisce nel bilancio complessivo delle indagini sui 35 minorenni fermati tra sabato e domenica. Le ultime 24 udienze di convalida hanno portato a tre ulteriori disposizioni di carcere; per altri 21 ragazzi sono stati stabiliti i domiciliari secondo le regole del procedimento minorile oppure l’inserimento in una comunità.
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Cosa cambia per i 35 fermati
Gli 11 giovani arrestati nella giornata di sabato avevano già ricevuto nei giorni precedenti misure cautelari alternative alla detenzione, come i domiciliari o il collocamento in comunità. Il nuovo quadro, comunicato dal Tribunale per i minorenni e dalla Procura per i minorenni di Milano il 22 ottobre, riassume quindi le decisioni adottate per tutti gli arrestati.
La situazione giudiziaria non è però identica per ciascun ragazzo. Le autorità stanno valutando il ruolo individuale nei disordini e la necessità di mantenere, sostituire o modulare le misure cautelari in base agli elementi raccolti.
Verifiche anche sulle famiglie
Un capitolo distinto riguarda i fermati che non avevano ancora compiuto 14 anni. Pur avendo tenuto condotte che, se commesse da ragazzi più grandi, avrebbero potuto avere rilevanza penale, non possono essere considerati imputabili.
Per loro la Procura procederà con accertamenti sociali e familiari, oltre agli interrogatori. Se emergerà una condizione di pericolosità sociale, potrà chiedere misure di sicurezza o l’avvio di procedimenti amministrativi; non sono esclusi interventi sulla responsabilità genitoriale. Gli atti saranno poi trasmessi al Tribunale per i minorenni, chiamato ad adottare le decisioni ritenute necessarie.
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