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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Milano blindata, ma i negozi restano aperti: la protesta cambia volto

Dopo i disordini del 17 e 18 ottobre, Milano e altre città preparano manifestazioni mobili mentre le autorità rafforzano i controlli e monitorano i possibili cortei.

«Siamo tutti in allerta, ma le nostre saracinesche restano su. Noi non cediamo alla paura»: Luigi Ferrario, presidente di Real Baires, l’associazione dei commercianti di corso Buenos Aires, conferma che molti negozi milanesi hanno scelto di non abbassare le serrande durante la giornata di protesta. L’appello del sindaco Giuseppe Sala a evitare reazioni dettate dalla psicosi sembra aver trovato ascolto tra gli esercenti.

Nel centro di Milano, però, la prudenza resta alta. La Rinascente ha programmato la chiusura alle 15, mentre boutique e attività del Quadrilatero della moda decideranno autonomamente se interrompere il servizio o proteggere le vetrine con pannelli.

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Negozi aperti in una città sorvegliata

La rete di sicurezza si concentrerà innanzitutto sulle stazioni, considerate possibili punti di arrivo per chi potrebbe raggiungere Milano da altre località lombarde. Sorvegliati anche i luoghi legati alla politica, le zone più note del centro e gli spazi commerciali di maggiore pregio.

I controlli sono previsti già nelle ore del mattino, soprattutto nelle aree dove potrebbero formarsi presidi diretti verso il centro. L’obiettivo è contenere il rischio di tensioni senza trasformare la giornata in una chiusura generalizzata delle attività economiche.

A Roma, intanto, il piano predisposto dalla questura prevede più di mille operatori delle forze dell’ordine. Polizia ferroviaria, carabinieri e reparti impegnati nei servizi territoriali controlleranno stazioni, vie di accesso al centro e possibili luoghi di aggregazione.

Alla sorveglianza da terra si aggiungeranno droni e mezzi aerei della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri. La questura ha indicato come priorità la protezione del diritto di manifestare, ma ha ribadito che ogni iniziativa dovrà svolgersi nel rispetto delle norme e dei diritti degli altri cittadini.


Cortei mobili per evitare i presidi

La mobilitazione milanese non avrà il punto di raccolta inizialmente annunciato in piazza Duomo. Il Movimento 17 ottobre ha comunicato che i partecipanti conosceranno soltanto alle 14.30 i tre luoghi scelti per i concentramenti, così da rendere più difficile la predisposizione anticipata dei dispositivi di sicurezza.

La decisione arriva dopo l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, di un decreto-legge sulla sicurezza. Il testo introduce il reato di violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche, punibile fino a 5 anni di carcere, amplia il fermo preventivo e prevede 500 militari aggiuntivi per Milano.

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Secondo il movimento, il provvedimento rappresenta una risposta repressiva al disagio sociale e punta a controllare in anticipo le piazze. Per questo gli organizzatori hanno cancellato i luoghi diffusi nei primi appelli, invitando i partecipanti a non recarsi in piazza Duomo, piazza Nettuno a Bologna e negli altri punti già indicati.

La nuova modalità prevede tre raduni distinti in ogni città. Alle 15.30 dovrebbe essere indicato il punto conclusivo verso cui confluiranno i diversi cortei, trasformando i gruppi iniziali in un’unica manifestazione.


Allerta nazionale dopo i disordini

La scelta di modificare all’ultimo momento i luoghi di incontro ha innalzato l’attenzione delle autorità. Il monitoraggio delle conversazioni in rete e dei canali utilizzati per diffondere indicazioni operative è stato rafforzato, anche in vista di possibili iniziative improvvise.

Le manifestazioni annunciate riguardano diverse città, tra cui Milano, Roma, Bologna, Genova e Bari. Nel capoluogo lombardo il sistema di prevenzione è stato potenziato dopo le devastazioni e i saccheggi del 17 e 18 ottobre, episodi che hanno preceduto la risposta dell’esecutivo.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che i dispositivi sono stati organizzati non soltanto per Milano, ma anche per gli altri centri interessati dalle proteste, con un’attenzione particolare a Roma. Nella capitale le autorità temono inoltre la presenza di persone estranee ai cortei e possibili iniziative contrapposte riconducibili agli ambienti degli ultras.

Il tavolo tecnico presieduto dal questore Roberto Massucci ha definito una strategia di controllo estesa agli spazi fisici e digitali considerati più esposti. Le verifiche preventive riguarderanno il centro storico, le strade che collegano la periferia al centro e la rete metropolitana, con l’obiettivo di individuare gruppi intenzionati a organizzare azioni improvvise.

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