Microcitoma polmonare, confronto tra serplulimab e atezolizumab
Lo studio Astride ha rilevato una sopravvivenza mediana più lunga, senza dimostrare superiorità statistica del trattamento
Serplulimab e atezolizumab sono stati messi a confronto negli Stati Uniti in pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso. I risultati dello studio Astride sono stati presentati al congresso Esmo, organizzato a Madrid dal 23 al 27 ottobre 2026.
GioiaPura
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I risultati sulla sopravvivenza
La ricerca, promossa da Henlius Biotech Inc. e Accord Healthcare UK, ha coinvolto 201 persone: 101 hanno ricevuto serplulimab e 100 atezolizumab. La sopravvivenza globale mediana è stata rispettivamente di 12,39 e 10,15 mesi, con una differenza numerica di 2,24 mesi.
Anche la sopravvivenza libera da progressione ha mostrato valori leggermente più alti con serplulimab: 5,36 mesi contro 4,93. Il tasso di risposta obiettiva è stato però del 65,7% con il primo farmaco e del 67% con il secondo, mentre la durata mediana della risposta ha raggiunto 4,21 mesi contro 4,04.
Nel gruppo di pazienti che non aveva ricevuto chemioterapia prima della randomizzazione, con immunoterapia e chemioterapia avviate insieme, la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,37 mesi con serplulimab e di 10,85 mesi con atezolizumab. La differenza numerica in questo sottogruppo è stata di 2,52 mesi.
Tollerabilità e limiti dello studio
Gli eventi avversi di grado 3 o superiore hanno interessato il 73,7% dei pazienti trattati con serplulimab più chemioterapia e il 73% di quelli sottoposti alla combinazione con atezolizumab. Gli eventi avversi gravi sono stati registrati nel 9,1% e nel 7% dei casi; quelli di grado 5, esclusi i decessi legati alla progressione della malattia, nel 9,1% e nell’8%.
Non sono emersi nuovi segnali di sicurezza. Secondo Francesco Grossi, direttore dell’Unità operativa di Oncologia medica dell’Irccs Azienda ospedaliera metropolitana di Genova, i dati sono coerenti con quelli dello studio di fase 3 Astrum-005: la sopravvivenza a due anni è risultata del 32,2% in entrambe le ricerche.
Il quadro della malattia
Silvia Novello, direttrice della struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica dell’Aou San Luigi Gonzaga e docente all’Università di Torino, ha ricordato che il microcitoma rappresenta circa il 15% dei tumori polmonari diagnosticati in Italia. Ogni anno si contano più di 6.000 nuovi casi e nel 70-80% delle persone la malattia è già in fase estesa al momento della diagnosi.
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Le metastasi possono interessare, tra gli altri, cervello, fegato, ghiandole surrenali e ossa. Per questo, ha spiegato Novello, il trattamento deve basarsi su terapie sistemiche capaci di agire sull’intero organismo.
Astride è stato avviato su richiesta della Food and Drug Administration per raccogliere dati in una popolazione statunitense più vicina alla pratica clinica occidentale. La ricerca aveva inoltre il compito di integrare le evidenze dello studio Astrum-005.
Le precisazioni metodologiche
Trattandosi di uno studio descrittivo, Astride non era stato costruito per dimostrare né la non inferiorità né la superiorità di serplulimab. Gli intervalli di confidenza dei rapporti di rischio relativi alla sopravvivenza globale comprendevano il valore 1, quindi i risultati non hanno evidenziato una differenza statisticamente dimostrata tra i due gruppi.
La ricerca ha utilizzato una dose fissa di 300 milligrammi di serplulimab. In Europa e in Italia, invece, il Riassunto delle caratteristiche del prodotto indica una somministrazione basata sul peso, pari a 4,5 milligrammi per chilogrammo ogni tre settimane.
Dopo una modifica del protocollo, 43 pazienti hanno ricevuto un ciclo di chemioterapia prima della randomizzazione. Le differenze tra popolazioni e disegni sperimentali impediscono un confronto diretto tra Astride, Astrum-005 e IMpower133.
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